La recente operazione della squadra mobile contro il clan Notturno ha riportato alla ribalta gli affari e l’influenza dei clan di Scampia e in particolare di uno dei delitti più cruenti degli ultimi anni, quello di Nicola Notturno, nipote del boss Gennaro ucciso nel settembre del 2017. Amante dei viaggi e della bella vita. Desideroso di riportare ai vecchi fasti la sua famiglia. Ansioso di istituire una nuova piazza di spaccio a suggello di questa sua volontà. Questi i motivi che avevano portato il giovane ad inimicarsi diverse compagini criminali dell’area nord. La pista più battuta resta quella incentrata sul ruolo che il 21enne avrebbe avuto nei traffici illeciti e di come sarebbe entrato in contrasto con personaggi di altri clan per questioni di soldi: forse un debito di droga non onorato che avrebbe provocato un ammanco di cassa o, come diverse informative suggeriscono, una partita di droga mai pagata.

La morte di Nicola non è dovuta direttamente alla scelta del pentimento dello zio ma (e gli inquirenti ne sono da sempre convinti) ne è stata agevolata: il giovane ras «voleva fare tutto da solo, voleva sempre più spazio e autonomia» come suggerito da un investigatore e soprattutto le sue scelte si erano andate scontrando con quelle delle altre famiglie che operano nell’area nord. E così i riflettori si sono accesi sul gruppo Grimaldi di San Pietro a Patierno, gli ‘eredi’ di Bombolone ma anche sui loro alleati, gli Amato-Pagano con cui da qualche anno hanno riallacciato rapporti e sul gruppo Ciccarelli di Caivano. La posizione del giovane, stando a questo scenario, si sarebbe indebolita con la guerra interna agli stessi Scissionisti: Notturno junior, vicino un tempo alla fazione Mauriello, si sarebbe trovato ‘scoperto’ a causa della guerra in corso a quel tempo tra le fazioni opposte degli Amato-Pagano.

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