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Racket a tappeto tra Chiaia e Fuorigrotta, condannati i Troncone e i Frizziero

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Un’alleanza di camorra a suon di estorsioni tra Fuorigrotta e Chiaia. Quella tra i clan Troncone e i Frizziero, patto sgominato dal maxi blitz che portò agli arresti dell’aprile dello scorso anno. Il gip Comella ha inflitto due secoli e mezzo di carcere per 22 imputati. Le condanne più pesanti sono state per il boss Vitale Troncone, suo figlio Giuseppe e il nipote Luigi per i quali sono stati decretati 20 anni a testa. Ai tre è stato però riconosciuto il vincolo della continuazione con altra sentenza: sono difesi dagli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta. In pratica dunque i tre sono stati condannati complessivamente a dieci anni.

Riguardo le altre condanne 12 anni per Valerio Guerra, 12 anni Emanuele De Pasquale, 12 anni e otto mesi Giacomo Balestra, 10 anni e otto mesi, Antonio De Monte, 20 anni Alvino Frizziero, 16 anni Fausto Frizziero, 20 Francesco Frizziero, 20 anni Mariano Frizziero, 10 anni e otto mesi Marco Capobianco, 17 anni e otto mesi Armando Mastroianni, 9 anni Gaetano Stefanino, 3 anni Vincenzo Romano, 9 anni Giuseppe Marco Scala, 5 anni Luca Iuliano, 3 anni Rosa Maiorino, 6 anni Enzo Romano, 3 anni Salvatore Moschini. Nel collegio difensivo gli avvocati Paolo Gallina, Andrea Lucchetta, Antonio Abet, Gaetano Inserra.

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Estorsioni contro i pusher e i parcheggiatori abusivi

Nel corso delle indagini stati ricostruiti numerosi episodi estorsivi, non solo nei confronti di esercizi pubblici ma anche nei riguardi di persone dedite allo svolgimento di spaccio di droga, contrabbando di tabacchi lavorati esteri e parcheggiatori abusivi. Le indagini hanno documentato il versamento, con cadenza settimanale, di somme di denaro a titolo di “controprestazione” per l’esercizio delle relative attività illecite sul territorio. Nel corso delle indagini, svolte tra il 2020 e il 2023, è stato anche dimostrato da parte del clan Troncone il reimpiego dei proventi delle attività di contrabbando e di spaccio di sostanze stupefacenti nell’acquisto di natanti, questi ultimi intestati fittiziamente e poi noleggiati attraverso una società di Nisida.

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