Rapito sotto casa davanti agli occhi di moglie e genero, pestato a sangue e poi rilasciato soltanto dopo cinque o sei ore. Sono innumerevoli i punti di domanda che aleggiano intorno al sequestro lampo avvenuto nella tarda serata di lunedì in una traversa di via Arenaccia.
A finire nel mirino, un commerciante di gioielli, che è stato caricato con la forza su un’auto sotto gli occhi della moglie. Stando a quanto riferito dalla vittima, e come riportato da Il Mattino, quattro uomini a bordo di un’auto bianca sarebbero piombati all’improvviso mentre stava sistemando nel bagagliaio le buste della spesa che la coppia aveva appena fatto insieme al fidanzato della figlia.
Pochi istanti di violenza: l’aggressione, le botte, poi l’uomo trascinato dentro l’abitacolo e la fuga a tutta velocità.
Giallo a Napoli, gioielliere sequestrato davanti alla famiglia e rilasciato dopo diverse ore
Nel pomeriggio di ieri, martedì 28 aprile e dopo diverse ore, il 49enne è rientrato a casa. Era provato, ma in buone condizioni. Ai poliziotti avrebbe confermato quanto riferito dai familiari.
Sulla vicenda indagano adesso gli uomini della Squadra mobile, al lavoro per chiarire movente e responsabilità. A lanciare l’allarme era stata la moglie, 21 anni, la prima, rivolgendosi alle forze dell’ordine, a ricostruire quei momenti concitati vissuti in prima persona: «Erano circa le 21 e stavamo caricando la spesa in macchina, quando un’auto è arrivata a tutta velocità. Ha frenato di colpo, sono scesi in quattro e hanno aggredito mio marito. Non hanno detto una parola. Poi lo hanno portato via». La coppia, incensurata, vive da anni nel quartiere San Carlo all’Arena, non distanti dal luogo in cui è scattato l’assalto.
Il dettaglio al vaglio degli inquirenti
Con loro, al momento dell’agguato, c’era anche il fidanzato 19enne della figlia. Al momento del sequestro l’uomo, 49enne di origini ucraine, non aveva con sé oggetti di valore e, secondo quanto emerso, non avrebbe mai ricevuto minacce. Ma è proprio su questo fronte che si stanno concentrando gli accertamenti degli investigatori di via Medina, che stanno passando al setaccio lavoro, contatti e frequentazioni della vittima.
Nessun aiuto dalle telecamere. La strada in cui è scattato il rapimento, via Domenico Forges Davanzati, non è coperta da sistemi di videosorveglianza. Tra le ipotesi al vaglio, quella di una possibile richiesta estorsiva respinta, con una spedizione punitiva degenerata nel sequestro.
Agli inquirenti che stanno lavorando al caso non è sfuggito infatti un dettaglio: la zona del rapimento dista infatti solo poche centinaia di metri dal rione Amicizia, roccaforte del clan Contini, gruppo capofila dell’Alleanza di Secondigliano. Un caso che ora si tinge di giallo, con gli uomini della polizia di Stato impegnati a ricostruire ogni passaggio di una vicenda ancora tutta da chiarire.

