Da sinistra Luigi Austero, Antonio De Martino e Umberto De Luca Bossa

Un quartiere diviso in sei parti. Sei zone su cui si gioca lo scontro tra i De Luca Bossa del lotto O e i De Martino XX ‘costola’ del clan De Micco. Geopolitica del crimine dove potere criminale e controllo del territorio rappresentano i fattori decisivi su cui si innestano gli equilibri dei gruppi contrapposti. Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti nelle ordinanze di custodia cautelare che in questi mesi hanno raggiunto ras e gregari di entrambi gli schieramenti sono sei i complessi di edilizia popolare dove è maggiore l’insistenza dei clan. In via Luigi Franciosa e strade limitrofe, zona nota come aret ‘a Barra, è presente la famiglia Casella, attualmente parte del gruppo Minichini-De Luca Bossa. Nel rione Fiat c’è invece la famiglia De Martino, detta XX ‘costola’ dei De Micco. Nel Lotto O il clan De Luca Bossa. Invece nel Parco Conocal, storica roccaforte dei D’Amico detti Fraulella, in seguito alla disarticolazione degli stessi D’Amico e dei De Micco, opera adesso il clan De Luca Bossa, in collaborazione con il gruppo Aprea che del cartello è l’articolazione nel confinante quartiere di Barra. Infine c’è il complesso delle cinque torri posto tra via Malibran e via Argine dove c’è un gruppo che fa capo ai De Luca Bossa e ai Casella e i cui principali referenti sono individuati in Domenico Di Pierno, alias ’o bill, e Luca La Penna, detto Luchetto, uno dei fermati di qualche giorno fa (leggi qui l’articolo).

Le ‘tappe’ della guerra

Ad iniziare la nuova guerra sono stati proprio i Casella con l’agguato, a ottobre, contro Rodolfo Cardone, giovane legato alle nuove leve del clan D’Amico. Poi l’agguato contro Luigi Aulisio (genero degli stessi Casella), il ferimento di Rosario Rolletta (ex ras dei De Micco che dopo quel raid ha deciso di collaborare con la giustizia) e il ferimento del ras dei Casella Giuseppe Righetto alias ‘Peppe ‘o blob’. Fino al culmine della contesa con l’omicidio di Giulio Fiorentino e il ferimento di Vincenzo Di Costanzo. Contesa poi proseguita con l’arresto dei giovani degli XX e con la bomba esplosa sul cavalcavia di via Esopo da parte del ras Luigi Austero e dai suoi.

Il racket ai pusher di Ponticelli imposto dagli ‘XX’

Sono stati i collaboratori di giustizia a descrivere la guerra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa (alleati con i Casella) e i De Martino ‘XX’. Ieri quattro giovani ras di quest’ultimo gruppo sono stati raggiunti da un decreto di fermo firmato dai pubblici ministeri Antonella Fratello e Simona Rossi (leggi qui l’articolo). Proprio nel provvedimento vengono ricostruiti i mesi di guerra. Grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato il ruolo e i profili dei giovani impegnati nelle minacce ai pusher del Rione De Gasperi. Rosario Rolletta, ex voce di dentro prima dei De Micco e poi dei De Martino ha spiegato questa nuova fase della guerra. Il suo ultimo verbale datato 10 marzo è significativo: «Ciro Uccella appartenente al clan De Martino per il quale si occupa di estorsioni. Riconosco Vincenzo Di Costanzo detto ‘o gabibbo il quale è un tuttofare del clan e nello specifico custodisce le armi, vende la droga ed esce per fare gli agguati. Salvatore Cardillo si occupa prevalentemente di estorsioni e di recupero delle armi. Pietro Frutto si occupa di estorsioni e di armi».

Il pentito Rolletta contro i De Martino ‘XX’

Rolletta poi si sofferma sulle minacce e sulle ritorsioni messe in atto ai pusher della zona: «Nel periodo di settembre/ottobre 2020, quando il gruppo De Martino si era già scisso dal cartello per le ragioni che ho già indicato, ci contrapponevamo ai De Luca Bossa-Casella anche nelle estorsioni alle piazze. Nel Rione De Gasperi vi sono due piazze di spaccio di crack gestite rispettivamente da “o’Nippolo”. di cui non conosco il nome e da (….) dalle quali prendevamo la settimana. A prendere le quote dalle piazze erano principalmente Pietro Frutto ed Alessio, nonché il Gabibbo. Ricordo che mandammo a chiamare o’Nippolo appena avvenne la spaccatura e lui non si presentò, motivo per cui Pietro Frutto ed Alessio sottrassero al figlio un’autovettura di colore bianco che venne restituita solo quando il Nippolo e (…) vennero a portarci 3.500 euro, accordandosi per il pagamento di una quota al nostro gruppo. Per un breve periodo queste due piazze di spaccio hanno pagato sia noi che i Minichini-De Luca Bossa-Casella».

La guerra per le piazze di Ponticelli:«Vi piazziamo una bomba sotto casa»

A sostegno di queste dichiarazioni ci sono poi anche delle intercettazioni che vedono come protagonisti due dei fermati di ieri, Pietro Frutto e Ciro Uccella. Quest’ultimo si rivolge ad una donna e con tono minaccioso le dice:«Dovete fare un’imbasciata al figlio del nippolo che lui qui non deve vendere più nè lui nè la madre, mi devono portare 5mila euro ma non devono fare niente più». Nella conversazione poi interviene Frutto che minaccia la donna di consegnare il denaro, in caso contrario potrebbe posizionare un ordigno presso la loro abitazione asserendo che, nel quartiere, si starebbe sottovalutando la forza degli XX:«Vi stiamo facendo un piacere pure a voi….Sì….”ò Tarali” ha una chance in più perché si è sempre comportato bene, Francesco! Altrimenti stasera vengo, gli metto una bomba fuori la porta e lo faccio saltare in aria! Così….a zia…Voi gli dite queste parole….Sì è messo a vendere l’erba, non è che è venuto qua a dire Ragazzi… Ci stanno sottovalutando un sacco di loro….a zia…Queste cose….lo sapete com’è!».

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