HomeCronacaInchiesta firme false a Giugliano, risultato elettorale a rischio? Cosa può succedere

Inchiesta firme false a Giugliano, risultato elettorale a rischio? Cosa può succedere

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Una bomba destinata, prima o poi a scoppiare ed è scoppiata a Giugliano, città già al centro dell’attenzione di Prefettura e Ministero dell’Interno che ha portato gli Enti a disporre una serie di prescrizioni da seguire per gli amministratori pubblici.

Questa volta la procura di Napoli Nord ha puntato l’attenzione sugli incartamenti riguardanti la presentazione delle liste alle ultime comunali, che hanno visto l’affermazione del leader del centrosinistra Diego Nicola D’Alterio (non indagato).

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I nomi degli indagati e le accuse

La Procura ha infatti notificato un avviso di chiusura delle indagini nei confronti di otto persone, tra cui i parlamentari campani Gianluca Cantalamessa (Lega) e Annarita Patriarca (Forza Italia), oltre a professionisti e amministratori locali. Oltre ai due parlamentari, risultano coinvolti anche l’ex consigliere regionale Pasquale Di Fenza, i consiglieri regionali Massimo Pelliccia e Francesco Iovino, gli avvocati Giuseppe Maiello e Rosa Cecere e il consigliere metropolitano Giuseppe Nocerino.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Patrizia Dongiacomo, vi sono presunte irregolarità nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste elettorali. Secondo gli investigatori, numerose sottoscrizioni sarebbero state autenticate come apposte “in presenza” senza che ciò fosse realmente avvenuto, in violazione delle norme che garantiscono la trasparenza e la regolarità del procedimento elettorale. Le accuse riguardano complessivamente 113 episodi contestati e 206 firme ritenute non autentiche (tra cui anche quella di una donna deceduta un anno prima delle elezioni), distribuite su tutte le 14 liste presentate, sia di centrosinistra che di centrodestra, oltre a una lista civica.

Gli indagati avranno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Solo successivamente la Procura deciderà se procedere con una richiesta di rinvio a giudizio o con l’archiviazione.

La questione amministrativa

Se la questione penale è abbastanza chiara, è molto più complessa quella amministrativa. Qualora, al termine del procedimento penale, dovesse essere accertata le non genuinità delle firme, potrebbero aprirsi scenari di cui si ricordano pochi precedenti.
Le firme dei sottoscrittori rappresentano, infatti, un’azione propedeutica ed indispensabile per la presentazione di ogni singola lista di candidati alle elezioni comunali.

Nel caso di Giugliano le firme da ‘raccogliere’, secondo quanto stabilito dalla legge, variano da un numero minimo di 350 ad un massimo di 700.
Ed è qui che si gioca la partita. Qualora la sottrazione delle firme fasulle dovesse portare ad un numero di firme totali inferiore a 350 scatterebbe un allarme non di poco conto.
Quelle liste, infatti, non avrebbero avuto modo di essere presentate, scatenando un effetto a catena che coinvolge anche i candidati alla carica di consiglieri delle medesime liste.
Liste che, quindi, alla luce di questo ragionamento non avrebbero potuto prendere parte alla competizione elettorale del 2025.
Le firme sono raccolte da tutte le liste in abbondanza (ben oltre la soglia delle 350), a poter avere problemi potrebbe essere “Pezzella sindaco” che presenta 58 presunte fasulle, mentre le altre pare abbiano raccolto moltre 400 firme come ad esempio Forza Italia (27 false), Vivere Giugliano (20), Italia Viva (16) e Fratelli d’Italia (16 firme). Quindi anche decurtando quelle presuntamente irregolari, le liste non avrebbero problemi di regolarità.

Tranquilli anche Udc (13), Insieme per Giugliano (12), Noi con Giugliano (12) e Liberali e Riformisti (10), Giugliano Democratica (3), Partito Democratico (5), Comitato Civico Costiero (1), Lista Guarino (4) e Azione con Calenda (9), visto che pare improbabile immaginare che i presentatori non abbiano allegato almeno una decina di firme oltre le 350 obbligatorie.

Cosa succederebbe se dovesse essere sancito che almeno una lista non avesse le credenziali per essere ammessa alla competizione elettorale?

Qui la situazione diventa ancora più complessa, perché ‘tecnicamente’ sarebbero scaduti i termini per un ricorso al TAR. Condizionale d’obbligo, visto che le irregolarità sono state contestate solo adesso e sono ben lontane dall’essere accertate con un giudizio definitivo.
Con una sentenza passata in giudicato, potrebbero venir fuori legittimi interessi da parte di chi, a causa della presenza di ‘liste irregolari’ sarebbe rimasti fuori dal consiglio comunale.
Insomma, le giuste motivazioni per presentarsi dinanzi al TAR e chiamare il Tribunale Amministrativo Regionale, a ‘rifare i conti’ elettorali e procedere ad una nuova assegnazione dei seggi. Tutto dipenderà anche i tempi di un eventuale processo. Qualora questo dovesse durare oltre il termine di questa consiliatura (maggio 2030), non vi sarebbe alcun motivo per coinvolgere la giustizia amministrativa e l’intera faccenda avrebbe risvolti meramente penali.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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