Si è concluso, dopo oltre un anno e mezzo di indagini e udienze, un complesso procedimento giudiziario che ha visto coinvolti Antimo Verde e la sua attuale compagna, l’influencer Maria Cinquegrana, (difesi dall’avvocato Daniele Ionà) entrambi riconosciuti vittime di una lunga serie di condotte persecutorie, calunniose e diffamatorie. Al centro della vicenda Lucia Sarnataro, ex moglie di Verde, imputata per stalking aggravato, calunnia e revenge porn. I fatti risalgono all’estate del 2024, quando la donna denunciò l’ex coniuge accusandolo di gravi maltrattamenti e aggressioni, sostenendo anche di essere stata colpita all’addome durante una gravidanza.
A seguito della denuncia, Antimo Verde venne inizialmente arrestato. Tuttavia, l’attività difensiva riuscì a dimostrare la totale estraneità dell’uomo ai fatti contestati: il Tribunale del Riesame accolse le tesi difensive e dispose la scarcerazione. Pochi mesi dopo, nel settembre 2024, il procedimento a carico di Verde venne definitivamente archiviato.
Parallelamente, si aprì un nuovo filone giudiziario, questa volta a carico della Sarnataro, per il reato di calunnia. Nel corso delle indagini, la situazione si è ulteriormente aggravata. Dalle querele presentate e dagli accertamenti tecnici, inclusa una consulenza informatica sui dispositivi sequestrati, è emerso un quadro definito dagli inquirenti come “ossessivo e persecutorio”. Secondo quanto ricostruito, la donna avrebbe molestato e minacciato ripetutamente Verde e Cinquegrana (difesi dagli avvocati Daniele Ionà) con decine di telefonate quotidiane, messaggi dal contenuto intimidatorio e denigratorio, pedinamenti, appostamenti nei luoghi di lavoro e perfino presso strutture alberghiere frequentate dalla coppia.
Ancora più grave il capitolo relativo a Maria Cinquegrana, risultata vittima anche di revenge porn: la Sarnataro avrebbe infatti diffuso, tramite WhatsApp, video a contenuto sessualmente esplicito della giovane influencer, con l’evidente intento di danneggiarla personalmente e professionalmente. Il Tribunale ha riconosciuto la sussistenza di tutte le aggravanti contestate: l’uso di strumenti informatici e telematici, i motivi futili legati alla nuova relazione sentimentale dell’ex marito e il danno arrecato anche al coniuge. Le condotte, protrattesi da giugno 2024 fino ai mesi successivi, hanno provocato nelle persone offese un grave e perdurante stato di ansia, costringendole a modificare le proprie abitudini di vita.
Lucia Sarnataro, residente a Giugliano in Campania, era già sottoposta a misura cautelare non custodiale dal novembre 2024, è stata condannanta a due anni e due mesi. Il procedimento è fondato su un articolato impianto probatorio: querele delle persone offese, sequestri di dispositivi elettronici, perquisizioni, consulenze tecniche informatiche e atti relativi alle misure cautelari. Con la decisione odierna, il giudice ha messo fine a una vicenda giudiziaria particolarmente delicata, che ha acceso ancora una volta i riflettori sui reati di stalking, calunnia e revenge porn, confermando la centralità della tutela delle vittime e l’importanza dell’accertamento rigoroso dei fatti.


