Ha raccontato ai magistrati tutto quello che sa dell’ascesa di Alessandro Giannelli e degli ultimi anni di tensione che hanno caratterizzato l’area flegrea. Alessandro De Falco, neopentito dell’area, è un fiume in piena. In uno dei primo verbali ha spiegato ai magistrati come Giannelli e il suo gruppo fossero divenuti di fatto un gruppo autonomo dopo la spaccatura dei D’Ausilio e come tutto fosse nato con un’idea del ras Roberto Pinto che voleva aprire una piazza a Cavalleggeri:” Venne da me e disse, Alessandro apriamo una piazza. Me la vedo io. La roba la andiamo a prendere o dai compagni della 44 (i Cutolo) o nella 99 (i Sorianiello)”.

Roberto Pinto era indicato come braccio destro di Giannelli

A parlare per primo dei fratelli Pinto erano stati i collaboratori di giustizia Genny Carra, Salvatore Romano ‘muoll muoll’  e Gianluca Noto. Proprio quest’ultimo, ex ras dei D’Ausilio di Bagnoli, si era concentrato sulla figura di Pinto e sul suo ferimento. «Riguardo ai rapporti tra la famiglia Monti e Giannelli, ho saputo dei loro contrasti direttamente da Agostino Monti e dalla moglie. Quando ero agli arresti domiciliari a Giugliano ebbi a riceverli a casa mi su richiesta di Dario De Felice convivente di Tiziana Monti figlia di Agostino che viveva a Giugliano in via Marcheselia. Il Monti Agostino mi raccontò che gli avevano messo una bomba nel balcone della sua abitazione. La moglie mi fece vedere il video dal telefonino su cui erano registrate le immagini delle persone che scavalcavano il cancello della villetta, riscendevano dal balcone. Si udiva anche il boato e si vedeva inoltre Marco Battipaglia mentre faceva il palo fiori alla villetta. La signora mi disse che alla Polizia aveva detto che le telecamere della villetta erano spente. Il tutto era nato dal fatto che Monti Anna figlia di Agostino aveva denunciato con il compagno di Afragola Giannelli e gli altri per una estorsione commessa ai danni di una donna brasiliana che aveva in locazione una loro abitazione».

I contrasti interni alla mala dell’area flegrea

Contrasti sorti indirettamente a causa della morte del ras Rodolfo Zinco, ucciso per volere proprio di Giannelli così come spiegato dallo stesso Noto (leggi qui l’articolo relativo all’omicidio):«Monti pagava una quota a Zinco. Morto Zinco iniziò a pagare 500 euro al mese a Giannelli. Dopo un po’ Giannelli ne pretendeva 2mila euro e chiedeva uno-due pacchi di cocaina al mese ad Agostino Monti. Agostino Monti mi raccontò anche che una volta mentre il cancello della sua villetta era aperto vide passare su un mezzo il Pinto Roberto ed il Giannelli e sparò con la pistola che aveva con se’, colpendo alla spalla il Pinto, mentre il Giannelli si rifugiò a piedi nel supermercato che si trova nei paraggi.  In seguito, due o tre giorni prima dell’arresto del Giannelli, il quale era latitante per l’estorsione di Pianura, Antonio D’Ausilio che in quel momento era a casa mia, ordinò, come ho già riferito, di incendiare il bar del padre di Alessandro Giannelli. E di sera dopo la chiusura dei negozi. Il Giannelli Alessandro ritenne che commettere l’incendio erano stati i Monti e per questa ragione andò a sparare con un kalashnikov contro la loro villetta».

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