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L’arrivo della salma del piccolo Domenico al Duomo, la bara bianca portata in spalla da papà Antonio

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E’ il giorno del dolore, delle lacrime e dell’addio oggi a Nola dove al Duomo si tengono i funerali del piccolo Domenico Caliendo, morto per un trapianto sbagliato.  Il rito sarà officiato dal vescovo di Nola, don Francesco Marino, presente anche il cardinale di Napoli Domenico Battaglia.

Sarà un bagno di folla e commozione, con tanta gente – tra gli altri in prima fila la premier Giorgia Meloni – pronta a stringersi attorno a mamma Patrizia e papà Antonio per i funerali del bimbo di 2 anni e mezzo vittima di un incredibile caso di malasanità che per giorni ha tenuto l’Italia col fiato sospeso.

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L’ARRIVO DEL FERETRO

Alle 11 è arrivato il feretro del piccolo al Duomo, in una piccola bara bianca, accolta da una folla composta in piazza e da applausi commossi e lacrime, e portata in spalla da papà Antonio. Ha parlato anche l’avvocato Francesco Petruzzi: “Daremo battaglia fino all’ultimo per scoprire la serie di errori, silenzi ed omissioni che hanno riguardato la vicenda del piccolo Domenico Siamo contenti che non sia stata riscontrata una lesione in fase di espianto perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico e poi erano un po’ambigue le dichiarazioni rese dagli austriaci in merito. Quello che ora dovrà essere valutato a livello microscopico sono le lesioni da congelamento ed eventuali lesioni riportate dall’organo in seguito alla congestione che ha avuto durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne ma questo lo diranno gli anatomopatologi che con tanta forza la difesa ieri ha cercato e ottenuto di far nominare all’interno del collegio di parte in quanto la difesa degli indagati ha cercato di estromettere il dottor Iacobelli dall’alveo del collegio difensivo». Lo ha detto il legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, Francesco Petruzzi, all’esterno della Cattedrale di Nola, a proposito dei risultati dell’autopsia di ieri sul corpo del piccolo, che ha evidenziato l’assenza di lesioni all’organo nell’operazione di espianto. «Ci ha pensato però lo stesso medico legale del gip, che dopo che il gip aveva rigettato la nomina da parte della difesa di Iacobelli è stato lui stesso a chiedere in udienza l’ausilio di un anatomopatologo e quindi darci la possibilità di nominare anche noi un anatomopatologo. Gli esami degli anatomopatologi saranno fondamentali all’interno di questo incidente probatorio, perché loro vanno studiare al microscopio le lesioni sui tessuti dovute ai traumi», ha chiuso il legale.

 

Presenti anche il prefetto di Napoli e Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano: “Purtroppo non è la prima volta che la malasanità fa vittime, speriamo che Domenico sia l’ultimo. Deve emergere la verità. Il dolore quando è condiviso è sopportabile perché è un dovere di tutti noi essere qui». Lo ha detto don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde a Caivano. Don Maurizio ha stretto in un abbraccio la mamma del piccolo Domenico. «Non ho detto nulla. In queste occasioni non ci sono parole», ha detto il parroco auspicando che sulla vicenda venga fatta chiarezza”

Sui banchi del duomo magliette bianche con la foto di Domenico

Magliette bianche con la foto di Domenico sono state sistemate sui primi banchi all’interno della cattedrale di Nola. Sono i posti riservati ai familiari che li occuperanno quando avrà inizio la funzione La bara del piccolo Domenico è stata adagiata davanti all’altare, protetta dal servizio d’ordine che impedisce alle persone di avvicinarsi al feretro. Ai lati delle navate sono stati sistemati i gonfaloni del Comune di Nola e di alcune associazioni. La chiesa è sempre più affollata da familiari, conoscenti ma anche da tante persone che personalmente vogliono esprimere la loro solidarietà e vicinanza ai genitori del piccolo.

LE INDAGINI

Lo svolgimento dei funerali, tenuti in stand by per undici giorni dopo la morte del piccolo che risale al 21 febbraio, è la diretta conseguenza dell’autopsia eseguita oggi al Secondo Policlinico di Napoli. Esame cominciato dopo la conclusione dell’incidente probatorio con il conferimento degli incarichi ai periti, che ora avranno 120 giorni di tempo per fornire le loro conclusioni. Si tornerà in aula l’11 settembre. Nel pomeriggio l’autopsia, dal cui primo esame – spiega al termine il medico legale della famiglia Caliendo, dottor Luca Scognamiglio – non sarebbero “emerse lesioni al cuore” espiantato a Bolzano e destinato a Domenico, “in particolare non sembra esserci il taglio sul ventricolo di cui qualche fonte ha parlato”. Il secondo accesso di tutto il collegio – venticinque professionisti in tutto – si terrà il 28 aprile: in quella sede si faranno anche valutazioni sui campioni anatomopatologici. “È stata un un’apertura sul dibattimento molto grande, non è stato diciamo il solito incidente probatorio”, il commento all’uscita del legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi. Dopo giorni di silenzio fanno sentire la loro voce anche due dei sette indagati per omicidio colposo.

Raggiunto dall’inviato della trasmissione ‘Lo stato delle cose’ su Rai 3, il cardiochirurgo dell’ospedale Monaldi Guido Oppido si assolve: “Io so solamente che le cose le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima. Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qui in Campania. Tremila bambini ho operato. Tutto questo lo sto passando – ha aggiunto – perché ho provato ad aiutare i figli degli altri”.

Passano al contrattacco anche i legali della dottoressa Gabriella Farina – la chirurga del Monaldi incaricata dell’espianto del cuore del piccolo Domenico a Bolzano – di Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano. Chiedono di accendere i fari su quanto accaduto nell’ospedale bolzanino, individuando in particolare le responsabilità di chi ha fornito il ghiaccio secco per refrigerare il cuore diretto a Napoli. “Un aspetto che merita degli approfondimenti”.

Per i due legali “non si può mettere in discussione che la dottoressa Farina sapesse benissimo che per il trasporto degli organi si utilizza del ghiaccio d’acqua. Questo è pacifico, anche perché quando sono partiti, hanno utilizzato ghiaccio d’acqua. Qualcun altro lo ignorava, ed è un aspetto che a nostro avviso va assolutamente approfondito”. Un’idea di quello che è successo se l’è fatta anche l’infettivologo Matteo Bassetti. “Quando non sei abituato a fare tanti trapianti – spiega – e a Napoli ne avevano fatto solo uno in tre anni, e non sei abituato a seguire altrettante procedure, capitano più facilmente gli errori”.

Ecco perché a suo dire “non ha senso avere una molteplicità di centri, ma sarebbe più utile averne solo uno che li fa tutti”. Considerazioni che torneranno ad alimentare il dibattito e le polemiche a partire dai prossimi giorni. Non domani, quando ci sarà spazio solo per il dolore nel dare l’ultimo saluto al piccolo Domenico, vittima innocente di una sequela incredibile di circostanze negative.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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