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L’ortofrutta per ripulire i soldi del clan, sequestro da 1,5 milioni agli imprenditori vicini ai Moccia

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Immobili nella Capitale, un’auto e diversi conti correnti. È quanto la Guardia di Finanza ha messo sotto sequestro questa mattina colpendo il patrimonio di due imprenditori romani, Gennaro detto “Roberto” e Serena Moccia, sospettati di aver fatto da schermo agli affari del clan Moccia che controlla ampie zone della provincia di Napoli.

Il provvedimento, firmato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma su richiesta della Procura, arriva al termine di un’indagine del Gico – il gruppo investigativo sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – che ha ricostruito anni di movimenti sospetti dietro un’attività apparentemente legale: la vendita di prodotti caseari e ortofrutticoli.

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L’ortofrutta per ripulire i soldi del clan, sequestro da 1,5 milioni agli imprenditori vicini ai Moccia

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avrebbero messo in piedi diverse società a Roma, formalmente intestate a persone compiacenti ma di fatto riconducibili a loro, che avrebbero permesso al clan napoletano di riciclare denaro e allargare i propri affari fuori dai confini campani. Un meccanismo, spiegano dagli ambienti investigativi, che andrebbe avanti almeno dal 2010.

Non solo copertura per interessi criminali altrui, però: le fiamme gialle contestano ai due anche una lunga serie di manovre per sottrarsi al fisco. Svuotando artificialmente le casse delle loro aziende, i due avrebbero reso di fatto impossibile per l’Erario recuperare quanto dovuto, per poi far confluire quei soldi in altre attività imprenditoriali.

A insospettire gli inquirenti è stato in primo luogo lo scarto tra i redditi dichiarati dai due imprenditori e il loro stile di vita, giudicato nettamente sproporzionato. Un campanello d’allarme classico nelle indagini patrimoniali, che ha aperto la strada agli accertamenti su reati fiscali, riciclaggio e intestazioni fittizie contestati oggi.

Per il Tribunale, i due presentano ormai un profilo di «pericolosità sociale» tale da giustificare la confisca preventiva dei beni, in attesa che il procedimento faccia il suo corso. Al momento del sequestro odierno, parte del patrimonio era già stata colpita in passato da provvedimenti penali nell’ambito delle indagini che hanno preceduto questa misura.

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