Colpita con 17 coltellate dal marito, Maddalena parla agli studenti di Melito: «Sono viva per miracolo, dovete denunciare subito»

Ha voluto ripercorrere quei terribili attimi nel silenzio assordante di oltre 200 studenti. Quando Maddalena Capozzi ha preso la parola in aula consiliare, non volata una mosca. Studenti ed organizzatori impietriti dal racconto della donna melitese.

Era il 29 marzo del 2011, ma Maddalena non poteva sapere che un tranquillo pomeriggio potesse trasformarsi in un martedì dell’orrore. Si trovava nella stanza delle sue figlie, quando sentì dei rumori provenire dalla cucina. Manco il tempo di rendersene conto, che si trovò davanti suo marito. «Fino a quel momento non mi aveva mai messo le mani addosso.  Mi faceva però male psicologicamente – ha riferito Capozzi – Ho sottovalutato la violenza psicologica e ci stavo per rimettere la vita». Quel pomeriggio, infatti, solo per miracolo non si materializzò la tragedia. Maddalena fu colpita con 17 coltellate che lesionarono organi vitali, senza però ucciderla. Dopo una lunga e delicata riabilitazione, nonostante due lesioni ai polmoni e cicatrici su tutto il corpo, Maddalena ha trovato la forza di raccontare a tutti la sua storia.

Lo ha fatto questa mattina nel corso della manifestazione, organizzata dall’assessore alla Cultura Luciano Mottola e dal sindaco Antonio Amente, in aula consiliare a Melito, dinanzi ad oltre 200 studenti del liceo Immanuel Kant in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Nel corso della stessa manifestazione gli stessi studenti, diretti dalla prof. Furtuna Pirozzi e coordinati dalla dirigente scolastica Teresa Davide, si sono resi protagonisti di una interessante e riuscita performance teatrale e canora con al centro il tema della violenza sulle donne.

La testimonianza di Maddalena Capozzi

«Ho deciso di intervenire perchè la mia testimonianza può essere d’aiuto alle giovani ragazze – ha detto Maddalena rivolgendosi alle studentesse – Bisogna denunciare già alle prime avvisaglie di pericolo. Oggi ci sono più strumenti per farsi aiutare e vanno utilizzati perché possono essere d’auto anche in situazioni che appaiono disperate. Io sono viva per miracolo, ma altre donne non hanno avuto la mia stessa fortuna. Mi sento di parlare a nome anche di chi non c’è più: ragazze, denunciate e fatevi sovrastare».