Da sinistra Felice D'Ausilio, Vittorio Albano e Antonio D'Ausilio

Oltre centocinquanta anni di carcere. E’ la richiesta avanzata dal sostituto procuratore di Napoli Gloria Sanseverino nel processo che si svolge con il rito abbreviato contro esponenti di primo piano e affiliati del clan D’Ausilio di Bagnoli. Il blitz scattato a gennaio dello scorso anno permise ai carabinieri di stringere il cerchio attorno alla figura di Felice D’Ausilio e alla sua rete di fiancheggiatori facendo emergere anche il ruolo del clan nell’omicidio del parcheggiatore Gaetano Arrigo. Per il reggente del clan Felice D’Ausilio la richiesta è di 18 anni. Ergastolo invece per Vittorio Albano indicato come uno dei responsabili materiali dell’omicidio di via Coroglio. Per quanto riguarda le altre richieste spiccano i 20 anni chiesti per Antonio D’Ausilio, 12 anni per Biagio Ciccarelli, 8 per Antonio Ciotola, 4 anni Pasqualina Cirella, 3 anni Concetta D’Alterio, 16 anni per il collaboratore di giustizia Alessandro De Falco, 10 anni Giuseppe De Falco, 12 anni Romualdo Diomede, 12 anni Gaetano Fiorentino, 16 anni Aniello Mosella, 4 anni Gianluca Noto, 3 anni Maria Poerio, 8 anni Daniele Raiano, 5 anni Grazia Sarnelli e 12 anni per l’altro pentito Lucian Mihai Stanica.

Le mani del clan D’Ausilio su tutto il quartiere

Documentate numerose estorsioni in danno di attività imprenditoriali e commerciali: imprese edili, bar, officine meccaniche, lidi balneari, parcheggiatori abusivi, prostitute ed ormeggi di barche, con il pagamento, con cadenza periodica o una tantum, di somme di denaro tra 100 euro e 50mila euro. Le indagini hanno permesso, inoltre, di acquisire importanti elementi probatori in relazione ad una gestione “mafiosa” dei parcheggi abusivi in prossimità dei locali notturni insistenti sull’area Flegrea, che si concretizzava anche con azioni violente nei confronti degli stessi parcheggiatori per costringerli a sottostare al dominio criminale e a versare una parte degli introiti illeciti alle casse del sodalizio, con il pagamento di una “tangente” di almeno 200 euro a settimana.

Le dichiarazioni del pentito Alessandro De Falco

Alessandro De Falco, il neo pentito del clan D’Ausilio, con le sue dichiarazioni in udienza ha consentito agli inquirenti di ricostruire il movente e la dinamica dell’omicidio di Gaetano Arrigo, il parcheggiatore abusivo ucciso a Coroglio nel giugno del 2016. Dichiarazioni riportate alcune settimane fa in anteprima da Il Roma. La decisione di collaborare con la giustizia da parte di De Falco ha rappresentato il colpo da kappaò per i gruppi dell’area flegrea. «Mi avvicinai a lui e gli dissi: “Perché non sei venuto da Gianluca?. Lui rispose: Non posso venire. Mi girai e me ne stavo per andare, quando lui aggiunse: “Ma se non vengo che succede? Che succede?”. Vittorio Albano gli sparò e gli sparai anche io»Albano gli sparò alla gamba sinistra. Io non ricordo bene dove lo colpii, ma sparai, sparavo, sparavo, ma sotto effetto dell’alcol. Non mi sono nemmeno reso conto di cosa stessi facendo». L’uomo si era rifiutato di versare la tangente al gruppo guidato da Felice D’Ausilio.

Il racket ai parcheggiatori abusivi spiegato dal pentito Noto

A svelare questo sistema nel sistema era stato però un altro collaboratore di giustizia, Gianluca Noto, ex componente di punta proprio del clan D’Ausilio. In un verbale del 2017 Noto spiega come funzionava il racket:«Mi sono occupato dei parcheggi abusivi già nel 2004. Chi gestiva il parcheggio doveva versare a noi D’Ausilio 2500, 3000 euro a settimana nel periodo estivo. Dopo la mia uscita dal carcere mi fu raccontato dagli stessi parcheggiatori che Giannelli non prendeva più una percentuale sugli incassi, ma attraverso i suoi uomini che erano presenti nei parcheggi a controllare, recuperava tutto l’incasso e i singoli parcheggiatori prendevano dal clan solo “la giornata” che si aggirava sui trenta, quaranta euro. Aggiungo che quando c’erano feste vicino allo scasso sullo stradone dove c’è un cancello oltre il quale c’è un grosso spiazzo , gli uomini di Giannelli facevano aprire il cancello dal proprietario del suolo, gdavano dei soldi e lo spazio veniva utilizzato per parcheggiare altre auto. Gli uomini di Giannelli che erano preposti al controllo dei parcheggi e alla riscossione degli incassi erano Roberto Pinto, il nipote di Giannelli, Marco Battipaglia, il fratello di Roberto Pinto e Maurizio Bitonto che è rimasto fedele a Giannelli anche quando il fratello Luigi ha rotto con Giannelli. Dopo l’arresto di Giannelli, per un breve periodo la gestione dei parcheggi è passata ai Bitonto e alla Nappi e in particolare se ne occupavano padre e figlio Pappalardo , Gennaro Marrazzo, Joseph – parente di Massimiliano Esposito – Maurizio Bitonto e Diego Iuliano».

 

RESTA AGGIORNATO, VISITA IL NOSTRO SITO INTERNAPOLI.IT O SEGUICI SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK.