“Portavano le ‘imbasciate ma davano anche ordini”: il ruolo delle sorelle Anna, Maria e Rita Aieta

Anna, Rita e Maria Aieta

Nell’ordinanza che ha portato all’arresto di decine di esponenti dell’Alleanza di Secondigliano emerge il ruolo delle sorelle Maria, Anna e Rita Aieta. Nel corso di diverse conversazioni ambientali intercettate dalla Squadra Mobile presso l’abitazione di Francesco Mallardo sono stati documentati anche i ruoli consapevoli ed indubbiamente attivi nell’ambito dell’organizzazione di AIETA Anna (moglie di MALLARDO) e AIETA Rita (moglie di BOSTI Patrizio) e AIETA Maria (moglie dí CONTINI Edoardo).
Il ruolo delle donne emerge ulteriormente anche in altri dialoghi come quello intercettato in data 31.8.2014  intercorso tra MALLARDO Francesco, AIETA Rita e un terzo soggetto soprannominato “o’ luong” non identificato; gli interlocutori discutevano in relazione al fatto che un commerciante di giocattoli e fuochi pirotecnici, per cause a loro sconosciute, non stava versando la quota estorsiva al clan CONTINI.

La Squadra Mobile sulla base delle indicazioni fornite dagli interlocutori individuava il citato deposito di fuochi nella zona della Doganella e precisamente nelle vicinanze dell’entrata del cimitero di Napoli.
Sempre nel corso della conversazione del 31.8.2014 Francesco MALLARDO e AIETA Rita discutevano in merito all’incasso di denaro elargito, a titolo estorsivo, dal titolare di un garage  il quale, secondo quanto riferito da Rita AIETA, versa quote annuali di vario importo che partivano da 20 mila euro per poi diminuire. MALLARDO appariva perplesso, anche perché probabilmente tale soggetto avrebbe dovuto rendere conto dei soldi che il clan gli aveva affidato. Infatti, AIETA Rita affermava che forse sarebbe stato meglio che ci parlasse direttamente lui (riferito ai MALLARDO).

Che questa persona del garage fosse un prestanome o riciclatore del clan, emergeva con chiarezza anche dai riferimenti di META Rita che lo indicava quale custode di un ingenti quantitativo di preziosi, anche di proprietà di Francesco MALLARDO, depositati presso un’attività di oreficeria nella zona dei cd. Orefici. La stessa AIETA Rita, veniva tranquillizzata dal cognato, che affermava che le Forze dell’Ordine non li avrebbero sequestrati, proponendosi al più presto di contattare questa persone per farseli restituire, in modo da distribuirli ai figli.

La conversazione captata dalla Squadra Mobile  in data 3.10.2014 sempre all’interno dell’abitazione di MALLARDO Francesco tra quest’ultimo e la moglie AIETA Anna aveva a oggetto un conteggio di denaro che avrebbe dovuto ricevere MALLARDO, evidentemente di provenienza illecita, che dal tenore del dialogo sembra essere provento di estorsione o di reinvestimento.
Nella conversazione intercettata sempre dalla Squadra Mobile del 13.10.2014 MALLARDO Francesco, AIETA Maria, AIETA Anna discutevano della suddivisione di quote, percepite anche da TOLOMELLI Vincenzo e GRASSO Antonio, derivanti dall’incasso di un’estorsione perpetrata ai danni di un soggetto non meglio identificato; si trattava di una vicenda di chiara matrice estorsiva gestita da Francesco MALLARDO. Infatti una persona, allo stato non identificata,  a seguito dell’esecuzione di alcuni lavori avrebbe poi offerto una busta di soldi quale tangente estorsiva in segno di rispetto, portando i saluti dello stesso Michele.

Francesco MALLARDO raccontava di aver appurato che la cosa avveniva all’insaputa dello stesso Michele, e dopo aver fatto alcune verifiche su questa persona avrebbe dato ordine di accettare la somma di denaro (30 mila euro) successivamente divisi tra quelli di Castellammare, i cognati Edoardo CONTINI e Patrizio BOSTI, Vincenzo TOLOMELLI, Alfredo DE FEO, ed il fratello Felice MALLARDO. La stessa Maria AIETA commentava di aver ricevuto da TOLOMELLI la quota di 5 mila euro per mano di tale Piero, sebbene ignorava la loro provenienza.
Interessante in questa sede è sottolineare il riferimento del MALLARDO a quelli di Castellamare, atteso che, come sopra evidenziato, MALLARDO Francesco incontrava a Sulmona di DI MARTINO Luigi detto Gigino o Profeta reggente del clan CESARANO operante a Castellamare.

Da tali conversazioni appare evidente il ruolo delle tre donne META Anna, Maria e Rita che non solo godono consapevolmente delle attività illecite compiute dal clan, in termini economici quanto di potere mafioso, ma in più di un’occasione intervengono nella discussione attivamente, evidenziando una precisa e diretta conoscenza sia delle dinamiche criminali dell’organizzazione sia della provenienza illecita dei vantaggi economici. E danno anche indicazioni e direttive.
Invero le figure delle tre sorelle, quali partecipi dei clan CONTINI e MALLARDO, emergono già con chiarezza nell’ambito della ordinanza.