La fuga disperata di Maria Licciardi Non siamo più c di prendere una casa
Foto di Maria Licciardi

Esisteva una struttura operativa che doveva salvaguardare Maria Licciardi da ogni eventuale operazione delle forze dell’ordine. Il dettaglio è emerso dall’ultima ordinanza del decreto di fermo emesso dalla Procura di Napoli. Questo gruppo, composto da 3 suoi fedelissimi, si attivò nella notte dello scorso 26 gennaio, quando aiutò la donna a lasciare la sua abitazione. Lady Camorra, infatti, temette di ricevere una perquisizione domiciliare da parte della polizia giudiziaria.

Le sue ‘vedette‘ si accorsero una massiccia presenza di carabinieri, infatti, i militari stavano conducendo un blitz contro un clan di Castellammare di Stabia. Temendo che l’operazione potesse riguardare la Masseria Cardone, i tre uomini avvisarono Licciardi di un potenziale pericolo disponendone così il trasferimento. Secondo la Procura già il pomeriggio del 25 gennaio i vertici del clan sarebbero stati avvertiti da un soggetto, non individuato, sulla possibile esecuzione di blitz.

LA RICERCA DI UN APPOGGIO PER MARIA LICCIARDI

Quindi durante le prime ore del 26 gennaio partì la ricerca di un alloggio provvisorio per Maria Licciardi. Da una conversazione intercettata emerse che la donna si rammaricò di come, a differenza di un tempo in cui sul territorio erano presenti i fratelli Gennaro e Vicenzo, il clan non aveva a disposizione più case nelle quali appoggiarsi in caso di necessità: “Non siamo cazz’ di prendere una casa.. Una cosa seria…che apri la porta e ci entriamo. Niente meno tu mi devi credere giuro sull’anima di mio fratello….Enzuccio e Gennarino… pagavano più pigioni di casa loro una volta che ha aperto là…. l’avevano a Giugliano, l’avevano a Napoli, la tenevamo a Villariccca… dappertutto“.

Poco dopo le due di notte ‘a Peccerella fu pronta a lasciare l’abitazione, infatti, raccolse due mazzette di soldi in contanti, una busta, il borsellino e 2 pacchetti di sigarette. Disse, inoltre, all’autista che avrebbe spento e nascosto il telefono cullare al fine di evitarne il sequestro in caso di perquisizione. Alle ore 02:23 le telecamere riprese l’uscita della donna dalla sua abitazione e salì sa bordo dell’auto. Alla fine poco prima delle 8 di mattina, Maria Licciardi rientrò a casa dopo aver compreso di non essere destinataria di nessun provvedimento cautelare.

LA PREOCCUPAZIONE DI LADY CAMORRA

Quindi emerge l’esisteva un organizzato gruppo di soggetti che si occupava, nell’immediatezza, di avvisare la donna in caso dell’imminente arrivo delle forze di polizia. Lo stesso gruppo doveva disporre un articolato piano di fuga per consentire alla donna-boss di allontanarsi dalla propria casa raggiungendo il rifugio dove poter un primo periodo di latitanza.

Spasmodica era la cura della donna-boss e dei suoi fedelissimi a provvedere ciclicamente alla bonifica degli ambienti. Quindi si voleva assicurare all’indagata una via di fuga per sottrarsi ad arresti. Sia l’essere al riparo dalle investigazioni che la salvaguardia della sua libertà personale erano finalizzate a garantire l’operatività del clan, infatti, secondo i magistrati ‘a Peccerella svolgeva una funzione propulsiva nella vita della stessa e ne organizza l’attività.

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