Carabiniere ucciso a Roma, confessa il killer: la ricostruzione dell’omicidio di Mario Rega Cerciello

Sarebbero Christian Gabriel Natale Hjort ed Elder Finnegan Lee i presunti assassini di Mario Rega Cerciello, il vicebrigadiere 35enne originario di Somma Vesuviana colpito mortalmente da almeno 8 fendenti nella notte tra giovedì e venerdì a Roma. Uno dei due cittadini americani fermati oggi per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento.

Secondo una prima ricostruzione, i due studenti americani erano in cerca di droga nella zona di Trastevere ed hanno acquistato una dose di cocaina da un pusher della zona. La sostanza stupefacente acquistata si sarebbe però rivelata aspirina, così hanno rubato il borsello al pusher per recuperare i soldi. L’uomo ha quindi contattato i due chiamando il suo numero di telefono per avere indietro la borsa. Il pusher avrebbe poi chiamato i carabinieri, probabilmente legati a lui da rapporti infoinvestigativi, per comunicare che era stato scippato e che si era accordato con i due americani per la restituzione della borsa. A questo punto, all’orario stabilito i due carabinieri, in borghese, si sono recati in via Pietro Cossa. Li’ hanno incontrato i due ragazzi con i quali è scoppiata una violenta colluttazione durante la quale il vicebrigadiere è stato colpito con otto coltellate risultate poi fatali.

Nel decreto di fermo per i due cittadini americani, pubblicato in anteprima da AdnKronos, decisive si sono rivelate le dichiarazioni del derubato del borsello Sergio B. (agli arresti domiciliari come raccontato stanotte dall’Adnkronos, ndr), la relazione del carabiniere sopravvissuto, i ricordi del portiere d’albergo dove la coppia alloggiava e, soprattutto, le dichiarazioni del facchino dello stesso hotel presente “intorno alle 2,45 presso tale struttura” che ha decritto “l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce col quale è entrato nell’albergo”.
Ulteriori riscontri alla tesi della Procura arrivano da “esiti certi delle ricognizioni fotografiche (il riconoscimento dei volti in fotografia dei due americani,ndr) opera sia del carabiniere Varriale, del derubato Sergio Brugiatelli e di altri”. Ma ad incastrare i due ragazzi statunitensi ‘numerosi oggetti di assoluto interesse investigativo’ sia nella stanza dell’hotel in Prati ‘dove è stata rinvenuta l’arma’ sia ‘nelle vicinanze della scena del delitto dove all’esterno dell’albergo è stato ritrovato lo zainetto oggetto di furto ai danni del B. occultati in una fioriera nei pressi e riconosciuto proprio da B.’.
Ma c’è di più. Sfogliando il decreto di fermo si scopre che i due ragazzi vengono incastrati dalle telecamere non durante i fatti dell’omicidio ma ‘nella fase preliminare’, ovvero in piazza Mastai dove è avvenuto il furto e nell’hotel di Prati dove i due vengono visti entrare e uscire nell’ora del delitto. Anche il riscontro dei tabulati e delle celle telefoniche sugli apparecchi cellulari per la procura aggrava la posizione di Elder e di Natale.