Una enorme evasione dell’Iva, con danni enormi all’Erario per favorire mafia e camorra. Per gli inquirenti il clan camorristico Nuvoletta si spartiva il business delle false fatturazioni con un’altra storica cosca della camorra, i Licciardi della Masseria Cardone. Accuse cadute giovedì in Cassazione con la Suprema Corte che ha rigettato il ricorso proposto dal Procuratore generale contro la decisione del Riesame che aveva annullato la misura cautelare emessa nei confronti di Giovanni Nuvoletta, figlio dell’ex boss Ciro.
A spuntarla le argomentazioni dei legali dell’uomo, gli avvocati Leopoldo Perone e Luca Gili, che ha convinto con la propria linea i giudici della Suprema Corte, confermando così l’annullamento della misura.
Nuvoletta era stato indicato nelle fasi iniziali dell’indagine come un presunto componente di un sodalizio che avrebbe agevolato consorterie criminali, tra cui il clan Nuvoletta di Marano. Secondo l’accusa l’inchiesta avrebbe svelato come il business delle false fatturazioni fosse gestito dai sodali nell’interesse (anche) dei fratelli Giovanni e Lorenzo Nuvoletta ai quali si doveva puntualmente rendere conto. «Lui mi ha detto comunque che deve riferire sopra… deve dire tutto quello che guadagno io», diceva uno degli indagati.


