Maxi processo alla camorra, il boss Donadio non sceglie il processo breve

Christian Sganolin è stato sottoposto a regime di protezione ma non ha ancora lo statut di collaboratore di giustizia. L’ex braccio destro del presunto boss

Luciano Donadio ha ricostruito gli affari illeciti del clan affiliato alla camorra come riportato il Gazzettino.it.

Mercoledì scorso nell’aula buker di Mestre c’è stata l’udienza preliminare a carico dei 75 impuntati dell’inchiesta sulla presunta inflitazioni mafiose in Veneto. Trentassette sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso..

 

I pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini possono disporre di un collaboratore di giustizia Vincenzo Vaccaro già inserito nel programma di protezione. E’ stato il primo a pentirsi, consentendo agli inquirenti di iniziare a sgominare l’organizzazione criminale.

 

La prima udienza è durata poche ore, che sono servite per la costituzione delle parte. Il giudice Andrea Battistuzzi ha rinviato al prossimo 16 gennaio, intanto sono state fissate altre 7 udienze. Il rinvio a giudizio dovrà essere definitivo entro il 18 febbraio così da non far scattare la scadenze dei termini di custodia cautelare e la relativa scarcerazione di 28 imputati.

 

 

Diciassette imputati hanno anticipato l’intenzione (alcuni con riserva) di chiedere il giudizio abbreviato: Christian Sgnaolin, Vincenzo Vaccaro; Girolamo Arena, Giuseppe Lazzaro, Moreno Pasqual, Fabrizio Formica, Bernardino Notarfrancesco, Paolo Valeri, Saverio Capoluongo, Tommaso Ernesto Pizzo, Emanuele Zamuner, Vincenzo Chiaro, Ennio Cescon, Salvatore Salvati, Valentino Piezzo, Nunzio Confuorto e il nipote del boss, Antonio Puoti. Hanno chiesto il patteggiamentoo il padovano Giorgio Minelle (estorsione) e la sandonatese Tatiana Battaiotto (favoreggiamento).

 

Gli altri hanno scelto il dibattimento, come lo stesso giuglianese Donadio ha deciso di difendersi nel corso del processo di fronte al Tribunale. “Siamo convinti di poter dimostrare che le cose sono andate in maniera diversa da quella prospettata dalla pubblica accusa”, ha spiegato a conclusione dell’udienza l’avvocato Renato Alberini, il quale ha affiancato nella difesa il legale padovano Giovanni Gentilini, esperto in processi alla criminalità organizzata.