Si è concluso con una sentenza di assoluzione con formula piena il processo celebrato davanti al Tribunale di Napoli Nord a carico di 5 imputati accusati di un tentativo di estorsione ai danni di un vigile urbano. Il collegio giudicante, presieduto dalla giudice Eleonora Pacchiarini, ha assolto tutti gli imputati ribaltando la richiesta formulata dal Pubblico Ministero, che nel corso della requisitoria aveva sollecitato per D.P.P. una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
La vicenda
L’inchiesta prendeva le mosse dalla denuncia di un agente della polizia municipale, che aveva raccontato di essere stato vittima di un tentativo di estorsione dopo aver acquistato un immobile all’asta giudiziaria. I fatti contestati risalivano al 1° febbraio 2017 e si sarebbero verificati a Melito. Secondo l’impianto accusatorio, gli imputati avrebbero cercato di costringere il nuovo proprietario dell’immobile a versare una somma di denaro. Un elemento centrale dell’accusa era rappresentato dal riconoscimento effettuato dal pubblico ufficiale, che aveva indicato D.P.P. come uno degli autori del presunto episodio. Il denunciante aveva dichiarato di ricordare con precisione un particolare fisico dell’uomo: la presenza di un “bozzo” sulla spalla, dettaglio che aveva rafforzato, almeno inizialmente, la ricostruzione accusatoria.
La strategia della difesa
Durante il dibattimento, però, la difesa – rappresentata dagli avvocati Gennaro Turco e Alessia Errichiello – ha smontato l’impianto accusatorio portando in aula elementi ritenuti decisivi. I legali hanno infatti dimostrato che D.P.P. si era sottoposto circa un anno prima dei fatti a un intervento chirurgico per la rimozione dell’escrescenza indicata dal denunciante. Un particolare che ha messo in dubbio la precisione del riconoscimento. A rafforzare ulteriormente la linea difensiva è stata anche la prova dell’alibi: la documentazione prodotta in aula ha attestato che l’imputato si trovava in un luogo diverso nel momento in cui sarebbe avvenuto il presunto tentativo di estorsione.
L’esito del processo
Alla luce delle prove emerse nel corso del dibattimento, il Collegio del Tribunale ha ritenuto non provata la responsabilità degli imputati, pronunciando l’assoluzione con formula piena.Oltre a D.P.P., sono stati assolti anche gli altri quattro coimputati, difesi dagli avvocati Generoso Grasso, Luca Caprioli, Alberigo Galluccio e Ciro Buononato. La sentenza chiude così una vicenda giudiziaria durata diversi anni, ribaltando completamente la prospettiva accusatoria iniziale e riconoscendo la totale estraneità degli imputati ai fatti contestati.


