Il Tribunale penale di Napoli, IX sezione, ha condannato un uomo per il reato di atti persecutori aggravati, previsto dall’articolo 612 bis del codice penale.Secondo quanto accertato nel processo, l’uomo non avrebbe accettato la fine della relazione sentimentale con la sua ex compagna, dando inizio a una lunga serie di comportamenti persecutori caratterizzati da minacce, molestie e aggressioni, anche attraverso l’utilizzo dei social network. La sentenza ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato, disponendo anche il risarcimento dei danni in favore della parte civile, assistita dall’avvocato Antonietta Venosa. Dalle risultanze processuali è emerso che le condotte dell’uomo avrebbero provocato nella vittima un perdurante e grave stato di ansia e paura, tale da generare un fondato timore per la propria incolumità e da costringerla a modificare profondamente le proprie abitudini di vita.
La donna, infatti, era arrivata a non rispondere più al telefono per evitare di essere contattata dall’ex compagno, ad assentarsi dal luogo di lavoro per non essere rintracciata e a uscire di casa solo accompagnata da familiari o amici. Tra gli episodi ricostruiti in aula vi è anche un’aggressione avvenuta il 2 gennaio 2020, quando l’imputato avrebbe colpito la vittima con schiaffi e calci, stringendole le mani al collo e tirandole i capelli fino a strapparne alcune ciocche. Pochi giorni dopo, il 13 gennaio 2020, l’uomo avrebbe nuovamente minacciato la donna con frasi offensive e intimidatorie, arrivando anche a strapparle gli occhiali dal volto e a lanciarle contro una busta con effetti personali. Le condotte persecutorie sarebbero proseguite anche nei giorni successivi. Il 18 gennaio 2020, secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe seguito la donna lungo la strada nel centro di Napoli, fermandola mentre camminava a Napoli insistendo affinché salisse sul suo ciclomotore per parlare, nonostante il rifiuto della vittima.
Gli atti persecutori si sarebbero manifestati anche attraverso strumenti informatici e social network. L’imputato avrebbe inviato numerosi messaggi offensivi e minacciosi tramite Instagram e Facebook, contattando persino amici e familiari della donna con frasi denigratorie e intimidatorie. Inoltre, avrebbe pubblicato su un profilo social fotografie della vittima accompagnate da frasi moleste e insistenti, continuando a chiederle di incontrarsi e accusandola pubblicamente. La condotta dell’uomo, aggravata dal fatto di essere stata posta in essere nei confronti di una persona con cui aveva avuto una relazione affettiva, si sarebbe protratta fino al febbraio 2020. Il tribunale ha quindi riconosciuto la sussistenza del reato di stalking, accogliendo le richieste della parte civile e disponendo il risarcimento del danno per la vittima.


