Un episodio apparentemente marginale della movida napoletana diventa, nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, un indizio significativo della capacità dei clan di esercitare influenza anche su contesti lontani dalla gestione criminale tradizionale. È quanto emerge dal recente provvedimento cautelare firmato dal gip Federica De Bellis, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge 22 persone considerate vicine al clan Licciardi di Secondigliano, diciannove delle quali finite in carcere.
Al centro del caso c’è la pretesa, da parte di un gruppo di giovani di Bagnoli ritenuti vicini al clan Esposito, di accedere senza controlli e senza attese a una nota discoteca di Posillipo. Secondo l’ipotesi investigativa, la richiesta nasce da un episodio risalente al 2022, quando alcuni addetti alla sicurezza avrebbero negato l’ingresso ai ragazzi, generando un “incidente diplomatico” tra gruppi storicamente alleati.
La mediazione, descritta nelle intercettazioni, sarebbe stata affidata a Paolo Abbatiello, indicato dagli inquirenti come figura vicina ai Licciardi. Le conversazioni riportate nelle carte mostrano la volontà di ristabilire l’equilibrio attraverso un intervento presso la direzione del locale, con la richiesta di inserire i nomi dei giovani in una lista privilegiata. Abbatiello si sarebbe attivato contattando Salvatore Sapio per veicolare il messaggio a uno dei tre fratelli imprenditori proprietari della discoteca.
Gli stessi imprenditori, tuttavia, risultano totalmente estranei alla vicenda. Il provvedimento ricorda infatti che, in un diverso procedimento, sono stati assolti dall’ipotesi di contiguità alla camorra e che, all’epoca dei fatti, il locale operava sotto amministrazione giudiziaria. Né i custodi giudiziari né gli amministratori pubblici risultano coinvolti.
La vicenda si inserisce in una fase di tensione negli equilibri criminali cittadini, segnata – secondo la DDA – dal ritorno di elementi apicali del clan Mazzarella e dalle pressioni esercitate sull’Alleanza di Secondigliano. In questo contesto, anche un rifiuto all’ingresso in discoteca può diventare un segnale da correggere, un dettaglio capace di incrinare rapporti consolidati.
Per gli inquirenti, l’episodio non configura reati specifici per i gestori, ma rappresenta un tassello utile a comprendere come i clan cerchino visibilità e riconoscimento anche in luoghi simbolici della vita notturna. Una porta aperta o chiusa, in questo quadro, può assumere il valore di un messaggio di potere.
