Alessandro ucciso sotto casa della madre, il post della compagna:«Ti farò giustizia»

Un post di poche parole per esprimere tutto il dolore per la perdita del padre dei suoi figli. «Alessandro era una brava persona e sopratutto un bravo ragazzo…Prima di inventare o di
fare ipotesi accertatevi ke almeno ci sia un minimo di verità… Prima o poi la verità verrà
fuori xké io nn mi fermerò fino a quando nn saprò ki è xké ha tolto la vita ad una persona come lui… Ti farò giustizia fosse l’ultima cosa ke faccio nella vita».

E’ questo il post di Rossella Corvino, la compagna di Alessandro Napolitano, il giovane ucciso a via Cupa Capodichino la sera di giovedì scorso. In queste ore sta sempre più prendendo corpo l’ipotesi del delitto per motivi passionali. Sono ore frenetiche con gli investigatori chiamati a decifrare i contorni di un delitto che avrebbe ancora molto da dire.

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Si definiscono sempre più i contorni dell’omicidio di Alessandro Napolitano, il 30enne ucciso in via Cupa Capodichino la sera di giovedì scorso. Il suo omicidio è stata una vera e propria condanna a morte, una ‘sentenza’ maturata in ambienti di malavita ma dal movente tutto personale e passionale. Già lo avevamo anticipato nelle ore immediatamente successive al delitto: gli inquirenti sono partiti da lì, da quelle due liti che il giovane avrebbe avuto in strada, liti che sarebbero scaturite dal giro di frequentazioni di Napolitano, da qualche mese separatosi. Un’amicizia particolare, un giro di contatti che non sarebbe piaciuto a qualcuno.

Gli uomini della squadra mobile che conducono le indagini su delega della Direzione distrettuale antimafia sono partiti proprio da qui e in particolare dalle chat e dalle ultime telefonate partite dal cellulare del giovane che giovedì scorso non ha avuto scampo: nove colpi in tutto di cui tre mortali. Gli investigatori avrebbero già tra le mani un elemento di un certo rilievo proveniente proprio da quelle conversazioni che darebbero dunque valenza alle indiscrezioni già filtrate nelle ore immediatamente successive al delitto. Chat e contatti che rappresentano una tappa imprescindibile per inquadrare questo omicidio. C’è anche un altro elemento prettamente ‘tecnico’ da considerare: nove colpi per uccidere un uomo disarmato e per di più impossibilitato a scappare, perchè seduto nell’abitacolo di un’auto, sono troppi per killer di professione che, in un caso del genere, avrebbero puntato dritto alla testa della vittima designata. La gragnuola di colpi che ha investito Napolitano sembrerebbe indirettamente rafforzare la pista dell’omicidio maturato sì in ambienti di criminalità organizzata ma dal movente tutto personale, un raid compiuto forse per ‘levare l’onta’, per vendicare un affronto che nelle logiche di strada deve essere solo riparato col sangue da qualcuno che, almeno a sentire ‘voci di strada’, è già sparito dal quartiere. Resta il dolore del quartiere e dei tanti che conoscevano Alessandro, descritto da tutti come «Un ragazzo solare, un bravo ragazzo». Un sorriso spento dai colpi di sicari senza scrupoli.