Una doppia lite prima dell’agguato mortale, il retroscena sull’omicidio di Alessandro Napolitano

Una doppia lite ha preceduto l’agguato costato la vita ad Alessandro Napolitano, trovato senza vita ieri sera in via Cupa Capodichino nella sua auto dopo aver abbassato la saracinesca del bar di sua proprietà, il bar Azzurro. Le primissime informazioni raccolte dalla polizia hanno permesso di capire cosa è accaduto negli ultimi giorni: stando a tali indiscrezioni pare che Napolitano (che ha piccoli precedenti per droga ma non risulta legato a nessun clan della zona) abbia avuto due discussioni, a distanza di cinque giorni l’una dall’altra, con delle persone ancora da identificare. Una discussione per motivi non legati alla criminalità organizzata. Forse una frequentazione, un’amicizia particolare che a qualcuno non è andata giù. A dare credito a questa pista anche il fatto che il giovane da qualche mese aveva lasciato la madre dei suoi figli ed era tornato ad abitare dalla madre. Un omicidio il suo che sarebbe dunque stato pianificato e che sarebbe maturato in ambienti sì di malavita ma che con la criminalità organizzata ha poco a che fare. E’ questa dunque l’ipotesi più accreditata (per esigenze istruttorie non si esclude però alcuna pista), la traccia principale da cui partire per cercare di identificare i killer del 30enne raggiunto da cinque colpi (di cui due mortali) mentre era da poco salito sulla sua auto.

Napolitano, molto conosciuto nella zona e nel vicino rione Gescal, gestisce il bar insieme al fratello: fondamentali saranno le prossime ore per capire cosa sia accaduto e quali le modalità di azione del commando. Il quartiere attraverso una serie di post ha voluto ricordarlo:«Era un bravo ragazzo», la frase più ricorrente. Indaga la squadra mobile.