Un pestaggio che poteva portare a ben altre conseguenze. Scatenare una guerra di camorra nel centro storico dalle conseguenze imprevedibili. Questo quanto raccontato da Salvatore Giuliano ‘o russ ai magistrati, verbali contenuti nell’ultima ordinanza di custodia cautelare che ha smantellato l’ultimo corso del clan Sequino della Sanità. Il racconto di ‘o russ inizia da un pestaggio:«Un nipote dei Lepre del Cavone fu pestato da quelli della Sanità e nasce un contrasto che noi Giuliano, come mediatori, riuscimmo a fermare». Il pentito ha ricostruito pure lo scenario camorristico creatosi da qualche anno nel Rione Sanità, tra vecchi e nuovi ras. «Un giovanissimo legato al gruppo Lepre fu picchiato in via Salvator Rosa e in quell’occasione il gruppo della Sanità esplose anche dei colpi d’arma da fuoco. Nella stessa serata ci fu la risposta del clan Lepre, con alcuni componenti che spararono nella parte alta di Materdei. Questi fatti io li appresi immediatamente da Genny Di Marino che venne a informarmi e poi nel corso di una riunione avvenuta il giorno dopo a Forcella per chiarire i fatti». Vi fu dunque una riunione per sanare i contrasti e, come dichiarato dall’ex ras di Forcella, alla stessa erano presenti gli ‘stati maggiori’ dei due gruppi. «Alla riunione presero parte per conto del Cavone “Masaniello”, Giuseppe e Luigi Lepre, Francesco Lepre figlio dello “sceriffo” e tale “’o fagian” di cui non ricordo il nome, per i Mazzarella, Salvatore Barile, Capuano e Bonavolta; per conto dei Quartieri Spagnoli, Eduardo Saltalamacchia, Masiello detto “Cucù” e “boxer”. Alla fine si decise per una tregua, nel senso che i rappresentanti dei due gruppi, Genny De Marino e ‘Masaniello’ (Salvatore Cianciulli) avrebbero dovuto mediare o comunque parlarsi tra di loro per sanare i dissidi».
L’inchiesta contro i Sequino della Sanità
Nell’ultima inchiesta contro il gruppo della Sanità sono finiti in manette otto presunti appartenenti al gruppo. Sono indagati, a vario titolo, di porto e detenzione illegale di armi da fuoco e munizionamento aggravati dalla finalità mafiosa. In manette sono finiti i ras Ciro Esposito, detto ‘o Macall, e Salvatore ‘Sasillo’ La Salvia. I due potevano contare anche sugli affiliati Luis Antonio Amodio, Alexandr Babalyaan, Gennaro De Marino, Francesco Pio Massaro, Danilo Peraino e Ivan Zinzi. Le articolate indagini sviluppate tra il 2024 e il 2025 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli, anche mediante attività tecniche, coordinate dalla DDA partenopea, hanno consentito di acquisire gravi indizi contro la mala della Sanità. Gli indagati avevano molte armi per consolidare il potere del clan Sequino-Savarese e il controllo criminale del quartiere. Accertati la detenzione e il porto illegale delle armi, infatti queste sono state ritrovate nei covi.


