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Oggi la sentenza del “Pandoro Gate”, cosa rischia Chiara Ferragni

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Chiara Ferragni ha sempre sostenuto di aver agito in buona fede, attribuendo eventuali criticità a semplici errori di comunicazione. Una linea difensiva che si scontra però con la ricostruzione dell’accusa e con la posizione dell’unica parte civile nel processo, la “Casa del consumatore”. Il suo legale, l’avvocato Aniello Chianese, ha insistito in particolare sull’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, sottolineando come il rapporto di fiducia tra influencer e follower possa indurre questi ultimi a compiere acquisti sulla base delle indicazioni ricevute.

Secondo i magistrati, infatti, la comunicazione delle campagne promozionali avrebbe fatto intendere che ogni acquisto di pandori o uova di Pasqua fosse direttamente destinato a finalità benefiche. Un messaggio che, sempre secondo l’accusa, avrebbe generato un indebito vantaggio economico per le società coinvolte nelle operazioni commerciali.

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Il procedimento riguarda le iniziative “Pandoro Balocco Pink Christmas” del Natale 2022 e la successiva campagna delle “Uova di Pasqua”, per le quali Ferragni è imputata di truffa aggravata dall’uso del mezzo informatico. L’utilizzo dei social network e dei canali digitali, secondo la Procura, avrebbe contribuito ad amplificare la portata e l’efficacia della comunicazione ritenuta ingannevole.

Nel complesso, gli inquirenti stimano che l’operazione abbia generato un ritorno economico superiore ai 2,2 milioni di euro tra le campagne natalizie e pasquali, a cui si aggiungerebbero benefici difficilmente quantificabili in termini di visibilità e immagine. Nell’udienza del 25 novembre 2025, il pubblico ministero ha chiesto per Chiara Ferragni una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, ritenendo sussistenti tutti gli elementi della truffa aggravata.

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