A Ponticelli si fa sempre più strada l’ipotesi che la morte di Fabio Ascione sia il tragico risultato di uno scambio di persona o di un’azione violenta senza un bersaglio preciso. Gli inquirenti stanno concentrando le indagini proprio su questa pista, cercando di ricostruire quanto accaduto all’alba di due giorni fa.
Erano circa le cinque del mattino in via Miranda: poche persone presenti, alcune riunite fuori da un bar. All’improvviso, un’auto si avvicina e da bordo partono diversi colpi d’arma da fuoco. Il ventenne viene raggiunto al petto da un solo proiettile, rivelatosi fatale. L’azione è stata rapida, quasi improvvisata, e chi ha sparato si è dileguato in pochi minuti.
Gli investigatori della Dda di Napoli, insieme ai carabinieri, stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo le poche testimonianze disponibili. L’ipotesi più accreditata è che i killer volessero colpire un gruppo di giovani, sparando indiscriminatamente, senza un obiettivo preciso. In questo scenario, Fabio Ascione sarebbe rimasto vittima casuale.
Non si esclude però nessuna pista. Si stanno verificando anche elementi tecnici: il colpo mortale potrebbe essere stato esploso da un revolver, dato che non è stata trovata l’ogiva. Alcuni testimoni parlano confusamente anche del passaggio di scooter, ma al momento la versione più solida resta quella dell’auto in fuga.
La vittima, secondo quanto emerso, conduceva una vita lontana da ambienti criminali. Lavorava di notte come cassiere in una sala bingo e non risultava coinvolto in dinamiche legate alla criminalità organizzata. Anche familiari e amici confermano questa immagine, rafforzando l’idea di un omicidio senza un movente diretto nei suoi confronti.
Gli inquirenti stanno ora esaminando il suo cellulare e ricostruendo le ultime ore di vita, nel tentativo di individuare eventuali elementi utili: contatti, discussioni o segnali che possano spiegare l’agguato. Intanto sono stati ascoltati i ragazzi che erano con lui poco prima della sparatoria.
L’episodio ha riacceso la preoccupazione nel quartiere, già segnato in passato da dinamiche simili. Il riferimento è a tragedie come quella di Genny Cesarano, ucciso anni fa in circostanze analoghe. Ancora una volta emerge il rischio di violenza indiscriminata legata al controllo del territorio.
Nel frattempo, cresce la richiesta di interventi concreti: più sicurezza, potenziamento della videosorveglianza e investimenti sociali per sottrarre i giovani alla marginalità. Anche le istituzioni locali chiedono maggiore attenzione nazionale su un’area troppo spesso teatro di episodi di violenza, sottolineando la necessità di un rilancio che coinvolga tutta la comunità.


