Omicidio di Nunzia D’Amico, in aula il neo pentito Rosario Rolletta punta il dito contro Antonio De Martino. La sua versione però è in contrasto con quella di un altro pentito. Questo quanto avvenuto ieri mattina nel corso dell’udienza celebrata davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Napoli. Rolletta ha spiegato che la mattina dell’agguato aveva accompagnato Antonio De Martino, la madre e un’altra donna (difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Stefano Sorrentino) al colloquio con il fratello detenuto a Santa Maria Capua Vetere. In quell’occasione di ritorno avrebbe ricevuto una chiamata da tale ‘Banfi’ che il pentito identifica con Flavio Salzano. Dopo questa chiamata sarebbe tornato a casa, si sarebbe vestito di nero e sarebbe salito sull’auto poi utilizzata per compiere l’agguato. In seguito in un passaggio Rolletta ha spiegato di aver incontrato Rocco Capasso (poi divenuto a sua volta collaboratore di giustizia) che gli avrebbe raccomandato di fare un ‘servizio’, cioè incendiare l’auto usata dai sicari.

Le contraddizioni tra Rolletta e Capasso

Il passaggio su Banfi resta fondamentale. Rolletta attribuisce quel soprannome a Salzano. Tuttavia in un altro procedimento Capasso aveva chiarito che ‘Banfi’ era il soprannome di Salvatore Solla, chiamato così per la somiglianza di quest’ultimo con il celebre attore pugliese. Particolare questo confermato da diverse informative di polizia. Solla sarà ucciso nel dicembre 2016. All’epoca del delitto D’Amico (ottobre 2015) però Solla è ristretto in carcere, verrà infatti rilasciato nell’estate dell’anno successivo. Una contraddizione tra le dichiarazione dei due pentiti su cui la difesa punterà sicuramente.

Le dichiarazioni del neo pentito sull’omicidio D’Amico

A queste dichiarazioni bisogna poi aggiungere quelle di un altro neo pentito, Salvatore Pomatico, ritenuto vicino ai De Luca Bossa di Ponticelli. Pomatico fu arrestato insieme ad un complice nel dicembre del 2019: raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per gravi indizi di colpevolezza in merito alle presente estorsioni di somme di denaro a tassi usurari annuali compresi tra il 50 e il 720% ai danni di alcuni commercianti di Cercola. Pomatico ha rilasciato dichiarazioni proprio in merito all’omicidio della D’Amico tirando in ballo proprio Rolletta. Queste le sue prime dichiarazioni fin qui inedite:«Rolletta iniziò a vantarsi di avere partecipato alle fasi finali dell’omicidio della D’Amico Annunziata».

Il racconto di Pomatico su Rolletta

«Innanzitutto evidenziava i suoi rapporti con Antonio De Martino detto XX e che l’omicidio era maturato nella guerra tra i Bodo ed il D’Amico detti fraulella per l’egemonia nel rione Conocal dí Napoli nonché in risposta al fatto che il compagno della vittima, tale Salvatore Ercolani detto Chernobil, aveva sparato a casa di Fabio Riccardi, ras dei Bodo, abitante a via nuova Caravita di Cercola. Il Rolletta indicava che uno degli autori dell’omicidio era De Martino Antonio detto XX. Durante la fuga erano stati coinvolti in un incidente stradale per cui erano stati costretti a lasciare il veicolo. L’auto in questione era una Suzuki Swift: Il Rolletta mi disse, vantandosi, che aveva personalmente recuperato l’auto che poi aveva incendiato per nascondere le tracce».

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