Domenico d'Andrea detto Pippotto
Domenico d'Andrea detto Pippotto

Una lettera drammatica indirizzata alla famiglia che farebbe presupporre una volontà di tentare il suicidio come peraltro già fatto in passato. “Pippotto’’ alias Domenico D’Andrea, il 38enne evaso una settimana fa dal carcere di Perugia e poi riacciuffato dopo poche ore dalle forze dell’ordine. Il giovane starebbe meditando un gesto estremo. O almeno è quanto temono i suoi cari dopo aver ricevuto l’ultima missiva. D’Andrea, come è noto, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio nel 2006 dell’edicolante Salvatore Buglione. L’omicidoi avvenuto in via Pietro Castellino dopo un tentativo di rapina. A indicarlo come responsabile di quel delitto fu un pentito di camorra. “Pippotto’’, con diversi reati alle spalle, si è sempre professato innocente e anche la famiglia ha sempre sostenuto la sua innocenza.  Il contenuto viene pubblicato da InterNapoli.it con il consenso della famiglia.

La lettera di Pippotto

Scrive Domenico D’Andrea rivolgendosi ai suoi congiunti: “Perdonatemi ma sto soffrendo tanto, mi stanno facendo passare le pene dell’inferno’’. Pippotto si riferirebbe al trattamento a cui sarebbe sottoposto nella struttura carceraria umbra dove è rinchiuso proprio per quell’omicidio che dice di non aver commesso e le sue sofferenze trarrebbero origine da questo presunto errore giudiziario. D’Andrea prosegue: “Mi stanno facendo tanto male non fisicamente ma mentalmente. Non ce la faccio più e se vi do questo dispiacere, perdonatemi”.

Minaccia il suicidio

“Per questo gesto che io farò vi amerò per sempre, il vostro Mimmo’’. Il “gesto’’ che Pippotto starebbe per compiere sarebbe, appunto, secondo i familiari, quello di togliersi la vita. «Faccio appello alle istituzioni, ai magistrati alla direzione del carcere affinchè mio fratello sia tutelato. Ha tentato il suicidio già 3 volte e nell’ultima occasione è stato salvato nel carcere di Vasto da mio fratello. Questa volta però annunciandolo, ci fa preoccupare ancora di più». E’ quanto afferma al nostro sito Raimondo D’Andrea, uno dei fratelli di Domenico. «Noi continuiamo a chiedere la revisione del processo perché non ci sono prove che l’edicolante sia stato ammazzato da Mimmo, che è oramai un uomo sofferente» conclude Raimondo.

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