Il duplice omicidio Salierno-Montanino ha di fatto dato il via alla prima faida di Scampia (seppur l’agguato di via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco sia avvenuto soltanto successivamente a quello che costò la vita a Luigi Aliberti il 29 settembre 2004). Gli inquirenti nel ricostruire l’assassinio del fedelissimo di Cosimo Di Lauro e di suo zio hanno raccolto le confessioni di diversi collaboratori di giustizia tra cui Biagio Esposito, che rilevò particolari molto interessanti riguardo Gennaro Marino, oggi 56enne e noto con il soprannome di ‘O Mckey per la vaga somiglianza al personaggio per la somiglianza con un personaggio della saga ‘Alla conquista del west’).
Gennaro Marino è detenuto dal 2004 per condanne passate in giudicato che l’hanno visto colpevole di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, sequestro di persona, distruzione di cadavere, detenzione e porto illegale di armi da fuoco.
“Conosco Gennaro Marino da quando cominciò a lavorare come “ragazzo” dei Di Lauro, dopo che erano state costruite le “palazzine celesti”. A lui fu assegnata la gestione di una “piazza” di cocaina. Egli, cioè, poteva vendere la cocaina nella ‘‘piazza” delle
palazzine celesti dopo averla necessariamente acquistata da Di Lauro – si legge nei verbali firmati da Biagio Esposito – A questi versava l’importo della vendita e riceveva una quota del guadagno. Questa attività di Marino iniziò più o meno intorno al 1990 e si sviluppò e crebbe nei corso degli anni ’90″.
Prima del mio arresto del 1999 Marino era diventato un personaggio di grosso spessore, non all’altezza dei Di Lauro, ma sicuramente in alto nel clan. I Di Lauro gli volevano bene e soltanto loro potevano dargli disposizioni – ha svelato il collaboratore di giustizia – Ad un certo momento Paolo Di Lauro gli “regalò” la piazza, nel senso che Marino gestiva autonomamente la vendita della droga e non doveva nulla ai clan. Egli si limitava a pagare la cocaina che acquistava, poi tutta la gestione ed il guadagno era suo. Naturalmente, egli faceva regali ai Di Lauro, ad esempio regalava un rolex a Paolo Di Lauro, una motocicletta ai figli e così via”.


