Arrivano sorprese e conferme dal Riesame chiamato a pronunciarsi sugli indagati finiti al centro dell’inchiesta sul racket a Melito e Mugnano per conto degli Scissionisti (leggi qui l’articolo). Il Tribunale delle Libertà ha infatti confermato il carcere per Antonio Papa, l’ex presidente dell’Aicast, finito al centro dell’inchiesta grazie ad una fitta serie di intercettazioni. Per la Procura la vecchia sede dell’Aicast era considerata il quartier generale di gran parte dei membri del clan e luogo di riunione, di concertazione di deliberazioni criminali e di incontro con le vittime designate delle estorsioni.

E’ andata decisamente meglio al fratello di Antonio, Rocco Papa: per lui il Riesame ha invece annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Disposti invece i domiciliari per l’ex comandante dei vigili urbani Giovanni Marrone e l’ex luogotenente Giovanni Boggia (leggi qui l’articolo). I due erano difesi dall’abile avvocato Celestino Gentile che ha evidenziato la non sussistenza di elementi tali da far continuare la permanenza in carcere per i suoi assistiti. Per i due, dunque, concessa la possibilità dell’esecuzione della misura cautelare presso le loro abitazioni. Stessa sorte di Michele Riso, difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono: anche Riso ha ottenuto i domiciliari.

Gli altri risultati del Riesame

Nei giorni scorsi l’inchiesta ha subito dei colpi importanti. Il tribunale della libertà infatti aveva annullato l’ordinanza per due degli arrestati. Si tratta di Stefano Maisto, detto Fanuccio. L’uomo, difeso dagli avvocati Antonio Giuliano Russo e Giuliano Russo, era finito in carcere con l’accusa di associazione a delinquere aggravat dall’art. 7. Il Riesame, XII Sezione, accogliendo la tesi dei legali, ha annullato l’ordinanza per gravi indizi di colpevolezza e disposto l’immediata scarcerazione. Stessa decisione per il geometra di Melito, Franco Capozzi (difeso dall’avvocato Antonio Gravante). Lui rispondeva di associazione a delinquere aggravata dall’art. 7 ed estorsione.

L’articolo precedente: il coinvolgimento dei due vigili di Melito

A Melito il racket aveva raggiunto una nuova dimensione. Questo almeno quanto emerso dall’ordinanza firmata dal gip Vertuccio che ieri mattina ha smantellato una vera e propria ‘cupola’ espressione del nuovo corso degli Amato-Pagano, gruppo dominante nella zona. A Melito il racket andava in scena indossando la divisa dei vigili della polizia municipale con due rappresentanti di tale corpo che si sarebbero resi responsabili di almeno tre episodi estorsivi agevolati anche dal rapporto privilegiato che i due, l’ex comandante Giovanni Marrone e l’ex luogotenente Giovanni Boggia, avevano con il leader dei commercianti Antonio Papa.

Il racconto di Caiazza sui due vigili di Melito

Tra i primi a parlare di quello che facevano i due il collaboratore di giustizia Paolo Caiazza che, dinnanzi ad un album fotografico mostratogli dagli inquirenti, riconosce Boggia:«Insieme ad un altro vigile girava per Melito per farsi pagare piccole cifre per lavori edili di piccola portata ma abusivi tipoun balcone. In questo caso il clan non chiedeva tangenti ma andavano i due vigili che si facevano dare 2-3mila euro. Lo stesso facevano per i lavori ai negozi, quelli di poco valore, 5-6mila euro. Noi non chiedevamo tangenti ma loro con la scusa che la docunentazione non era in regola si facevan pagare. Il vigile era in ottimi rapporti con Papa perchè era lui a dire ai vigili quale negozio stava per aprire. Papa sapeva delle aperture perchè i negozianti passavano da lui per le licenze». I due pubblici ufficiali, di propria iniziativa, ovvero su indicazione di Papa, nonchè di Salvatore Chiariello e Gianni Maisto, individuate le vittime, sollevavano in sede di sopralluogo delle irregolarità, senza procedere ad alcuna verbalizzazione, lasciando, tuttavia, intendere alle vittime che essi si muovevano per conto del clan ed indicando Antonio Papa quale persona che poteva risolvere la questione.

Gli incontri dei due vigili con esponenti del clan

Addirittura in una intercettazione di Boggia con la compagna quest’ultimo si lamenta del comandante Marrone, reo, a suo dire di esporsi poco con i commercianti da taglieggiare:«Se tu vai da una parte quello pensa che è uno solo, se andiamo in due, quello ne vede due, e allora Gianntiell (Giovanni Marrone, ndr) non vuole comparire, non vuole, vuole o cocc ammunnat e buon… e allora la faccia ce la metti tu. Si nasconde, fa solo bu bu bu e poi non fa un cazzo». In realtà, nonostante tali ‘accortenze’, Marrone viene intercettato in più di un’occasione. In una in particolare racconta di aver incontrato Chiariello, elemento di primo piano del clan Amato-Pagano, conosciuto con l’appellativo di Boxer. Quest’ultimo si era raccomandato di seguire le nuove regole, ossia che per tutti gli affari doveva recarsi al vivaio. In particolare, nel corso di una conversazione registrata in data 7 maggio 2019, mentre si recavano all’appuntamento con esponenti del clan Marrone diceva a Boggia che Stefano Maisto lo aveva informato che era cambiato il “metodo”, ossia che potevano estorcere somme di denaro ai commercianti segnalati autonomamente, lasciando intendere agli stessi commercianti che alla criminalità melitese spettava un’altra somma da pagare:«Ha detto che ha cambiato metodo …Ha detto dopo che avete i cazzi vostri parlateci pure di noi».

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