Racket per due clan nemici, il ras di Portici era il ‘terrore’ degli imprenditori

E’ accusato di ben nove episodi di estorsione. Sarebbe lui il ‘regista’ del fitto giro di racket che qualche giorno fa ha portato a 18 arresti tra le fila dei Vollaro di Portici e dei Luongo-D’Amico. Il lui in questione è Ciro Marino che, secondo l’accusa, avrebbe agito per più clan e per iniziativa personale. Secondo la Dda l’uomo, residente a Portici, si sarebbe mosso per conto di Carlo Vollaro andando a chiedere il pizzo anche per conto di Umberto Luongo, ras dell’ala mazzarelliana soprannominato ‘Uomo nero’. La pubblica accusa, come riportato da Il Roma, descrive l’uomo di Carlo Vollaro come «uno scaltro affarista del racket che si mette a disposizione del clan di turno. Dal suo certificato del casellario emergono precedenti assai gravi. Oltre ad estorsioni aggravate presenta anche una condanna per associazione di stampo mafioso».

L’articolo precedente: ras al soldo di Carlo Vollaro

C’è lo scontro tra i Luongo e i Vollaro al centro delle ordinanza di custodia cautelare firmate dai gip Vincenzo Caputo e Luca Battinieri. Uno scontro che affonda le proprie radici nella volontà dei Mazzarella, tramite il proprio ‘cavallo di Troia’ di conquistare il regno che fu di Luigi Vollaro ‘o califf. Tra i nomi che emergono come destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere (poi ci sono tre decreti di fermo all’esito di indagini della squadra mobile e degli uomini del commissariato di Portici-Ercolano) c’è anche quello di Umberto Luongo. Si tratta dell’uomo nero del clan Mazzarella, già in carcere come mandante dell’omicidio di Luigi Mignano al rione Villa nell’ambito della guerra contro il clan Rinaldi. A Luongo sono contestati due episodi estorsivi ai danni di due imprese edili. Estorsioni dove era attivo anche il clan Vollaro passato nelle mani di Carlo Vollaro, nipote di Luigi ‘o califfo.

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