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Rapina in banca da 15 milioni, parte il processo agli assalitori napoletani

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Un furto studiato nei dettagli, un accesso al caveau attraverso la rete fognaria cittadina e oltre 250 cassette di sicurezza forzate. È questa la ricostruzione contenuta nel capo d’imputazione relativo al colpo messo a segno il 18 novembre 2023 nella filiale Intesa Sanpaolo di Casale Monferrato, dove il valore complessivo della refurtiva viene stimato in circa 15 milioni di euro.

Sono dodici le persone indicate nel capo A dell’imputazione, tutti affronteranno il processo a piede libero davanti al Tribunale di Vercelli: Marco Scutto, Giuseppe Semerano, Gennaro Russo, Giuseppe Russo, Mario Palma, Francesco Saponaro, Angelo Laveneziana, Andrea Cerbone, Giuseppe Esposito, Yannacos Sofia, Esposito Gennaro e Antonio Buccolo. A loro viene contestato, a vario titolo e secondo l’accusa, di avere partecipato alla preparazione e all’esecuzione del furto, insieme ad altre persone non ancora identificate.

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Il colpo al caveau

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe raggiunto il caveau partendo da un immobile commerciale di via Lanza 150/152. Da lì sarebbero stati realizzati lavori di scavo fino alla rete fognaria cittadina e, attraverso quest’ultima, fino alle pareti del caveau. Una volta all’interno, sarebbero state forzate le singole cassette di sicurezza, dalle quali sarebbero stati sottratti denaro, oro, gioielli, orologi e altri oggetti di valore.

A Marco Scutto, difeso dall’avvocato Luigi Poziello, viene attribuito un ruolo di promotore e organizzatore, insieme ai fratelli Gennaro e Giuseppe Russo, difesi dall’avvocato Tony Ceccarelli. L’accusa gli contesta inoltre di avere svolto attività di controllo all’esterno della banca, effettuando passaggi a piedi nei pressi dell’istituto per segnalare ai complici l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine.

Il ruolo di Mario Palma

Un ruolo particolare viene attribuito a Mario Palma, difeso dall’avvocato Fabio Della Corte. Secondo l’imputazione, nel 2021 avrebbe affittato una cassetta di sicurezza all’interno del caveau, accedendo così ai locali e acquisendo informazioni sullo stato dei luoghi che, secondo l’accusa, sarebbero poi risultate utili alla pianificazione del colpo.

Semerano, Saponaro (difeso dall’avvocato Francesco Meloni) e Laveneziana (difeso dall’avvocato Tanzarella Domenico) sono invece indicati come coloro che si sarebbero occupati, tra le altre cose, di reperire e affittare il locale di via Lanza e altri alloggi utilizzati come basi operative. A loro viene attribuito anche il noleggio di tre veicoli che, secondo la contestazione, sarebbero stati utilizzati per gli spostamenti da e verso Casale Monferrato.

Andrea Cerbone, cognato di Marco Scutto ed anche lui difeso dall’avvocato Luigi Poziello, avrebbe fornito il proprio contributo nella fase successiva al furto, occupandosi, secondo l’accusa, del trasferimento del materiale proveniente dalla rapina verso la Campania.

Le operazioni di scavo

Più direttamente legata alle opere di scavo sarebbe stata, secondo la procura, l’attività di Giuseppe Esposito e Antonio Buccolo. I due sono accusati di avere contribuito, insieme ad altri soggetti rimasti non identificati, alla realizzazione del percorso dalla proprietà di via Lanza alla rete fognaria e quindi alle pareti del caveau.

L’imputazione individua diverse circostanze aggravanti: il numero dei partecipanti, la violenza sulle cose derivante dai danneggiamenti provocati durante gli scavi e l’effrazione, le particolari modalità di accesso attraverso la rete fognaria, ritenute idonee a ostacolare la difesa dell’obiettivo, e la rilevante entità del danno patrimoniale.

Il precedente tentativo del 2021

Alla vicenda del novembre 2023 si aggiunge un secondo episodio, contestato come tentato furto aggravato e collocato temporalmente tra gennaio e settembre/ottobre 2021.

In questo caso gli imputati indicati sono Gennaro Russo, Giuseppe Russo, Sofia Yannakos, Mario Palma e Gennaro Esposito. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe compiuto una serie di atti diretti a impossessarsi del contenuto delle cassette di sicurezza della stessa banca.

Anche in questo episodio Palma avrebbe avuto, secondo la contestazione, il compito di acquisire informazioni attraverso una cassetta di sicurezza. A Sofia Yannakos viene attribuito il contatto con la proprietà del locale commerciale di via Lanza, mentre Gennaro Esposito avrebbe partecipato alle opere di scavo necessarie per raggiungere la rete fognaria.

Il progetto, tuttavia, non sarebbe arrivato a compimento. L’accusa indica come causa dell’interruzione la presenza di lavori edilizi in corso, qualificando quindi la condotta come tentativo di furto.

La denuncia di Palma

Per Mario Palma c’è infine una terza contestazione, distinta dalle precedenti. Gli viene contestato il reato di calunnia, in relazione a una denuncia presentata il 19 dicembre 2023 al Commissariato di pubblica sicurezza di Casale Monferrato. Secondo l’imputazione, Palma avrebbe indicato indirettamente come responsabili del furto soggetti terzi, relativamente al contenuto della cassetta di sicurezza a lui intestata, pur sapendoli innocenti.

Le contestazioni riportate nei capi d’imputazione rappresentano, allo stato, l’ipotesi accusatoria: la responsabilità penale degli imputati dovrà essere accertata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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