Non solo Michele Ortone. Oltre le rivelazioni del ‘biondo’ che ha tirato in ballo il clan Esposito di Bagnoli in relazione all’omicidio di Andrea Merolla (leggi qui l’articolo) c’è un altro collaboratore di giustizia che, da tempo, ha parlato in lungo e in largo dei bagnolesi svelando agguati, assetti, strategie. Grazie alle dichiarazioni di Youssef Aboumuslim gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la fitta rete di tradimenti, agguati e stese avvenuti a Pianura e nei quartieri limitrofi negli anni scorsi, rivelazioni poi decisive per l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare che hanno smantellato i due gruppi esistenti nel quartiere, i Carrillo-Perfetto e i Calone-Esposito-Marsicano di via Comunale Napoli. Proprio in riferimento a quest’ultimo gruppo Youssef ha raccontato della rivalità esistente tra Antonio Calone e Umberto Loffredo, il ras soprannominato ‘Padre Pio’ finito in manette nel corso di un summit di camorra avvenuto con esponenti della mala di Pianura, di Soccavo e di Miano. Lo stesso Calone, a detta di Youssef, avrebbe chiesto una mano ai bagnolesi per sbarazzarsi del nemico arrivando anche ad organizzare una ‘batteria di fuoco’ contro il nemico.
La richiesta di aiuto a Massimiliano Esposito
Lo stesso Youssef ha spiegato ai magistrati: ”Io sapevo che per la vicenda personale tra Antonio Calone e Loffredo Umberto quest’ultimo era venuto a casa di mia sorella e mi aveva riferito che aveva fatto delle azioni dimostrative contro Antonio Calone. Quindi io riferii questa circostanza a Calone e lui chiese un appuntamento a Massimiliano Esposito per avere qualcuno di noi che lo aiutasse a vigilare sulla sua persona per evitare agguati e capire se era effettivamente Loffredo Umberto. Così ci recammo nel posto sopra indicato io e Musella Lucio e con noi del gruppo Calone c’erano Emanuele alias o’Messicano che ha una piazza di spaccio a via Cannavino ed è sposato con la figlia di Esposito Carlo, inoltre c’erano Antony un ragazzo di colore e Carlo Esposito, nonché un ragazzo che insieme a me commise il ferimento di Scodellaro ma di cui non ricordo il nome al momento ma che saprei riconoscere da una foto. Ci riunimmo atte ore 23.00 di sera e Calone ci diede le armi di cui ricordo una mitraglietta piccola, un Kalasnikov ed una 357, una calibro nove e se non sbaglio una calibro 7. Con noi era presente un ragazzo di nome Fabio, figlio di un certo Nando e nipote di Antonio Calone. Aspettammo che arrivasse qualcuno che potevamo vedere dalle telecamere ed in effetti sopraggiunse uno scooter (Honda SH) con a bordo due persone. Pensavamo che potesse essere qualcuno che voleva fare l’agguato a Calone ma così non fu”.

