“Tu respiri per via di Secondigliano, stai lì per via di questi qua”. Così Maria Licciardi, lady boss dell’Alleanza di Secondigliano, liquidò il tentativo di ribellione del ras del clan Mallardo Giuliano Amicone. Quest’ultimo, visto il periodo di crisi economica, decise per un periodo di tagliare le ‘mesate’ dell’Alleanza, di cui la cosca di Giugliano fa parte insieme ai Contini ed ai Licciardi. Decisione che non piacque ai vertici della cupola. Per questo motivo Maria Licciardi, informata dei fatti, fece arrivare l’imbasciata ad Amicone di non cambiare nulla.

Il retroscena emerge nell’ultima ordinanza che ha portato alla cattura di Maria Licciardi. Quest’ultima, conversando con un proprio affiliato, si fece ricostruire quali erano gli assetti criminali a Giugliano. Fino al momento dell’arresto, avvenuto ad un mese di distanza l’uno dall’altro, la reggenza criminale a Giugliano era nelle mani di Giuliano Amicone e Domenico Pirozzi. I due, per non essere arrestati o intercettati, avevano sempre rifiutato incontri con Maria Licciardi, ma attraverso degli affiliati avevano palesato la volontà, nella gestione della cassa del clan, di non condividere più tutti i guadagni con le altre famiglie dell’Alleanza di Secondigliano, venendo così meno a quel patto di mutuo soccorso tra le 3 famiglia Mallardo-Licciardi-Contini che ha consentito ai 3 clan di farsi forza a vicenda.

Prima di Amicone a comandare il clan a Giugliano c’era Stefano Cecere. Quest’ultimo, seppur a malincuore, ha continuato a mantenere il patto di mutuo soccorso condividendo i soldi con le altre famiglie dell’Alleanza. La volontà di Amicone, però, era quella di tagliare le mesate.

Decisione osteggiata dai vertici dell’Alleanza che, come emerge dalle intercettazioni, si auspicavano preso che uno dei vertici del clan Mallardo, da Ciccio a Peppe Dell’Aquila, uscissero presto dal carcere per sistemare le cose. “Dissi Ma che stai facendo? ma veramente stai facendo?”, disse il braccio destro di Maria Licciardi ad Amicone.

Amicone, inoltre, mal sopportava, come riportato nell’ordinanza, la presenza di un tutor supervisore dell’Alleanza a Giugliano tant’è che auspicò “che Giugliano fosse comandata dai giuglianesi mentre i napoletani dovevano occuparsi delle cose di Napoli”- 

A chiedere spiegazioni su cosa stesse accadendo a Giugliano fu anche Patrizio Bosti, uno dei vertici dell’Alleanza. Bosti fece convocare d’urgenza Amicone per capire cosa stesse succedendo. Amicone, dal canto suo, evidentemente nel tentativo, perdente, di rivendicare un’autonomia, manifestava di non comprendere il motivo per cui Bosti avesse intenzione di incontrarlo, atteso che, a suo avviso, quest’ultimo, quale capo del clan Contini operante nel capoluogo partenopeo, si sarebbero dovuto interessare esclusivamente di problematiche di  Napoli.

Ma la tirata d’orecchie di Maria Licciardi e Bosti ad Amicone ed poi l’arresto poco dopo hanno fatto abbassare la testa ad Amicone che ha dunque dovuto sottostare alle regole della cupola.

 

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