Pratiche vendute in cambio di mazzette o, in alcuni casi, anche di prestazioni sessuali. È quanto emerge da un’inchiesta della Procura di Napoli su presunti illeciti negli uffici della Seconda e della Terza Municipalità di Napoli, rispettivamente in piazza Dante e in via Lieti a Capodimonte.
Sesso e mazzette in cambio di certificati nelle Municipalità a Napoli, 120 indagati
Sono ben 120 le persone indagate fra ex dipendenti comunali, intermediari e beneficiari dei favori illegali, nei confronti dei quali è stato emesso avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Secondo quanto ricostruito dall’indagine, gli organizzatori del sistema criminale sarebbero un 53enne srilankese che procacciava connazionali con la necessità di procurarsi documenti d’identità o altri certificati anagrafici, e due impiegati, un 66enne e un 68enne. In particolare il 66enne, che prestava servizio negli uffici di piazza Dante, avrebbe ottenuto prestazioni sessuali in cambio di pratiche anagrafiche o di residenza in almeno quattro occasioni.
Gli abusi
In almeno cinque casi, stando alle carte, un funzionario comunale avrebbe ricevuto una prestazione sessuale da alcune donne in attesa di documento, nel tentativo di velocizzare la procedura di rilascio del certificato di cambio di residenza. Brutta storia nel cuore di Napoli. Inchiesta condotta dai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, le notifiche degli avvisi di chiusa inchiesta sono in corso.
Sono 120 gli indagati. Riflettori puntati su due uffici circoscrizionali rispettivamente della seconda e della terza municipalità: siamo in piazza Dante e a Capodimonte, dove – a leggere le carte – fino a qualche anno fa sarebbe andata in scena una sorta di mercimonio. Decisive microspie e telecamere piazzate all’interno delle strutture circoscrizionali, sono emersi passaggi di mano e altre possibili conferme dell’impianto accusatorio.
Agli atti un tariffario: dalle 30 alle 50 euro a pratica, a secondo del grado di complessità della procedura da spingere in avanti. E non era solo una questione di tempistica. Non tutti infatti i richiedenti avevano le carte in regola, quanto basta ad assicurare il diritto a soggiornare in Italia anche in mancanza dei requisiti richiesti.

