Una vendetta trasversale per colpire un giovane che aveva come ‘colpa’ quella di essere amico dei Di Lauro. Può essere spiegato con queste parole l’omicidio di Vittorio Iodice, ucciso nel gennaio del 2008. Per quel delitto è arrivata oggi la sentenza d’appello per Gaetano Petriccione, figlio di Salvatore ‘o marenar boss e fondatore della Vanella Grassi.
Petriccione junior ha infatti ottenuto il riconoscimento della continuazione dell’omicidio con l’associazione. Merito del lavoro svolto dal suo legale, l’avvocato Gandolfo Geraci. Il penalista aveva presentato istanza per il riconoscimento della continuazione. Dopo il rigetto di tale richiesta il legale aveva presentato ricorso per Cassazione che aveva annullato l’ordinanza ritenendo meritevole di approfondimento l’impostazione difensiva.
L’origine dell’omicidio Iodice
La nuova Corte ha pienamente aderito alla tesi difensiva riconoscendo la continuazione tra i reati contestati riconoscendo dunque un unico disegno criminoso. Ragion per cui Petriccione ha rimediato una condanna a 20 anni (rispetto ai 25 del primo grado) e, considerato che è detenuto dal 2010, si avvicina la data della sua scarcerazione. Il delitto maturò all’indomani della prima faida quando Biagio Esposito, ras degli Scissionisti, tramava vendetta contro i Di Lauro per l’omicidio del suo patrigno Salvatore De Magistris. Visto che non era facile punire i figli del boss Esposito se la prese con chi era considerato a loro vicino. Nel gennaio 2008 avvenne un litigio tra Antonio Di Lauro e il figlio di “Biagino”, in quel periodo personaggio di spicco degli “scissionisti”.
Il calcio all’ex luogotenente degli Scissionisti
Il figlio del boss diede un calcio al ragazzo e per vendetta l’ex luogotenente di Raffaele Amato e Cesare Pagano ordinò l’agguato al giovane. Non perché la vittima fosse legata ai “dilauriani”, ma solo perché i fratelli erano considerati amici di Antonio Di Lauro. A raccontare cosa avvenne quel giorno è stato anche Fabio Magnetti, cugino dell’imputato: «Se penso all’omicidio del povero Vittorio Iodice rabbrividisco. La morte della povera vittima è stata decisa a tavolino da Biagio Esposito (oggi collaboratore di giustizia) assieme ad esponenti del clan Amato-Pagano per vendicare il disonore subito dal figlio del primo schiaffeggiato da Antonio Di Lauro. Non potendo colpire direttamente quest’ultimo perchè figlio del boss la cosca decise che doveva essere arbitrariamente individuata una persona vicina a Antonio Di Lauro e per questo fu scelto Vittorio Iodice. Dopo aver ricevuto le armi per compiere il delitto Rosario Guarino incaricò a sua volta mio cugino Gaetano Petriccione e Luca Raiano incaricandoli di procedere all’uccisione dell’innocente. Io e Alessandro Grazioso, per precedenti accordi, seguimmo le fasi dell’omicidio da lontano per coprire Petriccione e Raiano. Quando finirono Gaetano Petriccione mi ordinò di andare da Rosario Guarino e Pasquale Malavita per riferire loro che l’omicidio era compiuto mentre lui e Raiano andarono da Biagio Esposito al lotto G di Scampia».

