Sono due personaggi organici a due clan di camorra le due persone raggiunte questa mattina da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per un raid con spari avvenuto a Villaricca. Ad eseguire i due provvedimenti gli uomini della squadra mobile e quelli del commissariato Portici-Ercolano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. In manette Salvatore Panico, 30enne ritenuto organico al clan Vollaro di Portici, e Gennaro Marrazzo, 45enne ras prima del clan Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta poi transitato nel gruppo Esposito-Bitonto di Bagnoli. Sono ritenuti gravemente indiziati di minaccia e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo aggravati dal metodo mafioso. I due sono entrambi già detenuti.

La sparatoria di Villaricca

Le indagini, intraprese il 28 settembre 2020 e supportate da attività tecniche, hanno permesso di raccogliere elementi nei confronti di Panico e Marrazzo in ordine ad una violenta aggressione, avvenuta quel giorno a Villaricca di un cittadino reo di essersi lamentato dei rumori provenienti dalla vicina paninoteca. L’agguato, consumato con esplosione di un colpo d’arma da fuoco nei confronti dell’autovettura in quel momento condotta dalla vittima. Quest’ultima minacciata con la frase “porco ti uccidiamo”. Dalle risultanze emerso che il raid commissionato dal titolare dell’esercizio commerciale. Panico fu arrestato lo scorso ottobre: fu trovato in possesso di una pistola mentre Marrazzo finì in galera perchè coinvolto nel maxi blitz eseguito due mesi fa contro i clan dell’area flegrea.

Il profilo di Marrazzo

A parlare di Marrazzo, ben prima dell’episodio di Villaricca, e dei suoi affari nella mala flegrea il collaboratore Gianluca Noto. Noto ha spiegato ai magistrati come funzionava il racket dei parcheggi abusivi. In un verbale del 2017 l’ex ras dei D’Ausilio spiega:«Mi sono occupato dei parcheggi abusivi già nel 2004. Chi gestiva il parcheggio doveva versare a noi D’Ausilio 2500, 3000 euro a settimana nel periodo estivo. Quando c’erano feste vicino allo scasso sullo stradone dove c’è un cancello oltre il quale c’è un grosso spiazzo, gli uomini di Giannelli facevano aprire il cancello dal proprietario del suolo, gdavano dei soldi e lo spazio veniva utilizzato per parcheggiare altre auto. Dopo l’arresto di Giannelli, per un breve periodo la gestione dei parcheggi è passata ai Bitonto e alla Nappi e in particolare se ne occupavano padre e figlio Pappalardo, Gennaro Marrazzo, Joseph – parente di Massimiliano Esposito – Maurizio Bitonto e Diego Iuliano».

 

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