Stefano Cucchi. “Continuano depistaggi e inquinamenti delle prove”: la denuncia

Stefano Cucchi: nuovo colpo di scena
Stefano Cucchi: nuovo colpo di scena

Il caso Stefano Cucchi continua a tenere banco. Dopo i depistaggi e l’inquinamento delle prove avvenuti nelle prime fasi delle indagini, le interferenze non si sarebbero fermate. E’ quanto denunciato dal pm Musarò attraverso i suoi profili social.

“Ancora oggi, nel 2020, nel reparto operativo dei Carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato. Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni”. E’ quanto affermato oggi in aula dal pm Giovanni Musarò, in base a quanto si apprende, nel processo che si svolge a porte chiuse e che vede imputati otto militari dell’Arma accusati di avere depistato le indagini sul caso di Stefano Cucchi. Il riferimento è ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati e che non erano stati richiesti formalmente.

“Il pm Giovanni Musaró si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso all’imputato Testarmata che non poteva avere. ‘C’è un Giuda, dice il pm, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità parziale e fuorviante'”. Lo afferma in un post su Facebook, l’avvocato Fabio Anselmo, difensore della famiglia Cucchi in relazione a quanto affermato oggi in una dal rappresentate della Procura nell’ambito del processo a carico di 8 militari dell’Arma”. “Come dire – conclude il post – non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”.

Processo Stefano Cucchi

I due carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro sono stati condannati a 12 anni per omicidio preterintenzionale nel processo per la morte di Stefano Cucchi. E’ quanto stabilito dai giudici della prima Corte d’assise di Roma che ha deciso per la sorte dei cinque carabinieri, tre dei quali imputati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale.

Nessuna replica del pm Giovanni Musarò; “Ilaria ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità. Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali…”, il commento di Giovanni Cucchi e Rita Calore.