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Traffico di droga tra Marano e Giugliano, condanne ridotte in Appello per il gruppo Tipaldi

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Si è conclusa ieri davanti alla Corte d’Appello di Napoli la lunga vicenda giudiziaria che vede coinvolti numerosi imputati accusati di associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, tra cocaina, hashish e marijuana del tipo “amnesia”.

I giudici di secondo grado hanno disposto una significativa riduzione delle pene nei confronti di alcuni dei principali imputati, ritenuti dagli inquirenti ai vertici del sodalizio criminale attivo nell’area di Marano di Napoli e nei comuni dell’hinterland flegreo. Tra i principali beneficiari della rideterminazione della pena figurano Marcello Tipaldi e Mariano D’Ambrosio, entrambi difesi dall’avvocato Antonio Cavallo. Per Tipaldi, già gravato da due precedenti condanne per associazione con il ruolo di capo e promotore, la pena è stata ridotta da 28 anni e 6 mesi a 16 anni di reclusione. L’imputato aveva già espiato oltre metà della condanna inflitta in primo grado.

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Riduzione consistente anche per Mariano D’Ambrosio: la pena è passata da 13 anni e 10 mesi, inflitti in primo grado dal Gup del Tribunale di Napoli, dott.ssa Logozzo, su richiesta del pm dott. Visone, a 9 anni di carcere.

La Corte ha inoltre ridotto le pene anche nei confronti di Antonio Pinto, difeso dall’avvocato Luigi Poziello; Pasquale Carbone, assistito dall’avvocato Massimo Tricari; Corrado, difeso dall’avvocato Daniel Di Fenzo; Marrandino, assistito dall’avvocato De Marco; e Luca Gargiulo, difeso dall’avvocato Anna Pedata. Confermate invece le altre condanne emesse in primo grado.

L’inchiesta era stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Marano di Napoli, che attraverso una lunga e articolata attività investigativa erano riusciti a ricostruire l’organizzazione e il funzionamento del gruppo criminale, ritenuto stabilmente dedito al traffico di droga. Le indagini, avviate nel 2019, avevano consentito agli investigatori di individuare ruoli, gerarchie e numerosi episodi di spaccio. Nel corso delle operazioni i militari sequestrarono anche diversi chilogrammi di cocaina custoditi in un garage, pronti per essere immessi sul mercato illecito.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’organizzazione poteva contare su una vasta rete di acquirenti provenienti dall’hinterland napoletano, interessati all’acquisto di consistenti partite di stupefacenti destinate alle piazze di spaccio del giuglianese, del napoletano e di altre aree della provincia. L’arresto degli indagati era stato richiesto già nel 2021 dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea. Tuttavia, l’ordinanza di custodia cautelare non venne emessa dal gip dell’epoca né successivamente dal Tribunale del Riesame, nonostante il ricorso dei magistrati della Dda. La Procura, però, aveva insistito ricorrendo in Cassazione: con il pronunciamento dello scorso 10 luglio, la Suprema Corte aveva ripristinato la vecchia ordinanza cautelare, riconoscendo la sussistenza del vincolo associativo, ma non quella della finalità e del metodo mafioso inizialmente contestati dagli inquirenti.

Secondo la ricostruzione accusatoria, gli imputati avrebbero operato, seppur indirettamente, in collegamento con le cosche Orlando, Polverino e Nuvoletta, dalle quali si sarebbero riforniti ottenendo anche il benestare per la gestione dello spaccio sul territorio. L’organizzazione sarebbe stata attiva soprattutto a Marano, Quarto e Calvizzano, con ramificazioni anche nel Casertano.La droga veniva distribuita sia alle piazze di spaccio sia attraverso un articolato sistema di vendita itinerante e a domicilio. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito il sistema delle cosiddette “mesate”, ossia il compenso periodico riconosciuto ai pusher impegnati nelle attività di spaccio. La rete criminale, secondo gli inquirenti, sarebbe riuscita a piazzare hashish, cocaina e marijuana anche nei comuni di Giugliano, Licola, Varcaturo e Acerra, oltre che in diverse aree della provincia di Caserta. Un vero e proprio sistema criminale che, secondo l’accusa, avrebbe garantito per anni un flusso costante di droga tra il napoletano e il casertano.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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