Trema la camorra di Secondigliano, il boss Magnetti si dissocia

Ha ammesso il suo passato da killer al servizio della camorra. «Ho ucciso nove volte,
confesso, chiedo scusa a tutti e mi dissocio». Questa la dichiarazione choc di Fabio Magnetti, uno dei capi della Vanella Grassi. Ha ammesso anche delitti non scoperti dalla Dda, tanto da confessare un omicidio in più rispetto agli otto per i quali è finito sotto inchiesta. A riportarlo in esclusiva Il Mattino. Magnetti si è autoaccusato ma, come già avvenuto in altri processi per altri che hanno scelto la sua strategia difensiva, non ha fatto altri nomi. L’obiettivo è quello di ottenere una condanna a 30 anni e non l’ergastolo. Imputato per il duplice omicidio Parisi-Ferraro Magnetti dice di aver guidato l’auto ma di non aver premuto il grilletto come invece avvenuto per il duplice omicidio Stanchi-Montò:  «Il nostro compito era di interrogare Lello “bastone”, dovevamo solo sequestrarlo e chiedergli dei soldi della droga. Punto». Poi casa accadde che presi la pistola e li uccisi. Lo feci per vendetta, perché pensai a mio fratello Luigi Magnetti ammazzato tempo prima».

L’omicidio di Luigi Magnetti ‘o mocill

Tra gli episodi più significativi della storia criminale di Secondigliano (e in particolare dei rapporti tra i Di Lauro e la Vanella Grassi) c’è sicuramente la morte di Luigi Magnetti, 21 anni, cugino di Antonio Mennetta e Rosario Guarino. Il giovane ucciso per aver sbagliato bersaglio, per non aver compiuto ‘il proprio dovere’. Nel 2007 si assiste infatti al passaggio dei ‘girati’ della Vanella Grassi, il gruppo del centro storico di Secondigliano, nelle fila degli scissionisti degli Amato-Pagano che per testare la reale volontà dei secondiglianesi di lasciare i Di Lauro affidarono loro una serie di delitti eccellenti.

Tra questi quello di Paolo De Lucia che doveva morire per mano proprio di Magnetti. Il 21enne fu ucciso poche ore dopo l’incursione nel bar «Mary» al rione Berlingieri. Pagò con la vita l’errore di persona: ammazzò Salvatore Ferrara invece di Paolo De Lucia esponente della famiglia del rione Berlingieri storicamente vicina al clan di Ciruzzo ’o milionario. Ferrara aveva la stessa corporatura di Paolo De Lucia, una somiglianza che si è rivelata fatale. Fatto sta che poche ore dopo l’agguato nel bar «Mary», Magnetti fu ucciso ad Arzano. Ad aiutare allora gli investigatori della squadra mobile fu anche il cambio di residenza del giovane che da vico Lungo Ponte si era trasferito ad Arzano certificando di fatto il suo allontanamento dal clan Di Lauro.

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