Da sinistra Antonio Bottone e Enrico La Salvia

Assolto per non aver commesso il fatto. Questa la motivazione del gup Anna Tirone (XVII sezione) nei confronti di Enrico La Salvia detto ‘Zepechegno’. Il giovane ritenuto appartenente al clan Sequino del rione Sanità di Napoli, accusato di avere ucciso Antonio Bottone, un ragazzo di appena 20 anni estraneo agli ambienti criminali, colpito a morte per errore, durante un agguato scattato la sera del 6 novembre 2016, a Napoli, davanti a una cornetteria ai Colli Aminei. L’unica colpa di Antonio, raggiunto da un colpo di pistola calibro 7,65 alla testa, quella di essere amico del vero obiettivo dell’agguato, Daniele Pandolfi, ritenuto legato alla famiglia malavitosa dei Vastarella, rimasto ferito nel raid. Pandolfi, che successivamente è diventato collaboratore di giustizia, ha reso dichiarazioni classificate come inaffidabili dal giudice.

L’agguato davanti una cornetteria ai Colli Aminei

L’agguato scattato ai Colli Aminei, maturato nell’ambito di una faida tra i due clan, venne eseguito malgrado davanti al negozio ci fosse anche un ragazzino di appena 12 anni, rimasto miracolosamente illeso.    La sentenza è giunta dopo la replica del pm Antimafia di Napoli Urbano Mozzillo (che ha annunciato ricorso in appello), all’arringa difensiva degli avvocati di La Salvia (nel collegio difensivo gli avvocati Saverio Senese, Carla Maruzzelli e Carlo Maria Faiello). Al termine della requisitoria aveva chiesto l’ergastolo per l’imputato e una pena anche per il tentato omicidio di Landolfi (leggi qui l’articolo).

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