Crescenzo Marino dovrà ancora dimostrare di non aver nulla a che fare con il clan del padre Gennaro ‘o McKay e dello zio Gaetano: la Corte di Cassazione ha annullato l’assoluzione della Corte d’Appello. Per la Procura, Marino junior, difeso dagli avvocati Luigi e Saverio Senese, avrebbe preso le redini dell’organizzazione occupandosi della riscossione dei soldi del traffico di droga.
Il giovane è stato arrestato nel 2022, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per 6 persone. Era stato assolto nell’ottobre 2025 dalla Corte d’Appello di Napoli dopo la condanna in primo grado a dieci anni di reclusione: a maggio la Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Generale e ha annullato la sentenza, disponendo la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado, che Marino sosterrà a piede libero.
La lettera di Manganiello su Crescenzo Marino
Ulteriori elementi di conferma dell’importante ruolo del giovane Marino emergerebbero da un manoscritto ritrovato nel covo del boss Roberto Manganiello, nel quale il rampollo sarebbe stato indicato tra le persone alle quali avrebbero dovuto essere date spiegazioni su questioni alla distribuzione dei soldi e alla regolazione dei rapporti tra gli affiliati. Il collaboratore di giustizia Salvatore Roselli ha detto che, dopo l’arresto di Manganiello nell’aprile 2016, il ruolo di comando sulle Case Celesti è stato assunto da Crescenzo Marino.
C’è anche un’importante missiva rinvenuta nella disponibilità di Manganiello al momento della sua cattura. Nel documento, oltre ai riferimenti al traffico di droga e all’andamento degli affari del gruppo delle Case Celesti, si sarebbe fatto cenno all’arresto di due ras e a un ammanco di 10mila euro contestato a Isaia Mariano. Quest’ultimo avrebbe confermato al ras Gaetano Magro la propria disponibilità a parlare «sia con Cresc che con Mon», precisando che, qualora gli fosse stato chiesto il motivo del suo allontanamento, avrebbe confessato di non avere più i soldi.
La Corte territoriale afferma che: «Il riferimento all’imputato può allora essere letto in una diversa ottica, tipica degli ambienti pervasi da ancestrali convinzioni e forme di rispetto: i due sodali spiegano al loro referente che Isaia, punito per l’ammanco di 10mila euro, soggetto pienamente inserito nel gruppo e residente nel comprensorio delle Case Celesti, laddove richiesto, avrebbe giustificato il suo allontanamento ammettendo di aver sottratto parte del danaro per mandarlo al Manganiello».
Inoltre «l’eventuale richiesta di Cresc e Mon riguarda l’allontanamento di una persona da sempre presente in quel quartiere e non, come ci si aspetterebbe da chi comanda, il “buco” di 10mila euro nella cassa comune rispetto alla quale non vi è riferimento alcuno».
Camorra di Secondigliano, Crescenzo Marino di nuovo a processo: annullata l’assoluzione


