Colpo di scena in Cassazione riguardo la posizione processuale di Emanuele Mincione, cognato del boss Vincenzo Spera, l’uomo a cui erano affidate le sorti della Vanella Grassi per la fazione di Scampia (leggi qui l’articolo del suo arresto). La Suprema Corte ha infatti disposto l’annullamento con rinvio al Riesame per il giovane indicato dalla Procura di Napoli come uno dei promotori del sodalizio per conto del cognato. La Cassazione ha accolto le argomentazioni del difensore di Mincione, l’avvocato Leopoldo Perone che ha evidenziato la mancanza di riscontri oggettivi che potessero provare il ruolo apicale e dunque di promotore di Mincione nel sodalizio. Un colpo di piccone per l’inchiesta basata su decine e decine di intercettazioni telefoniche e ambientali grazie alle quali la Procura aveva ricostruito l’organigramma del clan divenuto di fatto un ‘mostro a tre teste’.

La struttura tripartita della Vanella Grassi

Il primo gruppo della Vanella Grassi è quello dei Grimaldi, operativi sull’area di San Pietro a Patierno e del rione Berlingieri. Si tratta degli eredi di Carmine Grimaldi ‘Bombolone’ , gruppo capeggiato dal figlio di quest’ultimo, il 32enne Vincenzo. Il secondo gruppo è quello degli Angrisano, insediati nella zona di Scampia e del Lotto G e Lotto P. Si tratta del gruppo capeggiato dal baby ras Alessio.  Ad esso si riconnettono alcuni soggetti ancora attivi nell’area di Secondigliano e costituenti un terzo blocco e facente riferimento proprio a Salvatore Petriccione, il fondatore del gruppo e Vincenzo Spera ‘o nir. Si è potuto accertare che, nel corso del tempo, i rapporti tra questi gruppi eterogenei hanno vissuto momenti di fibrillazione, Il principale – se non unico – interesse che li tiene uniti è infatti costituito dall’acquisto di ingenti quantitativi di stupefacente e la loro distribuzione attraverso il duplice sistema della vendita all’ingrosso (nei cosiddetti  ‘passaggi di mano’) e la cessione al dettaglio della droga attraverso il sistema delle piazze di spaccio.

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