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giovedì, Agosto 11, 2022
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VIDEO VERGOGNA. “Non recitiamo un copione”, familiari di Russo contro Magalli e ‘I fatti Vostri’


“Le TV che vogliono darti un COPIONE, ma che dobbiamo fare un film? 
Non capiscono che viviamo nella rabbia”. Sono arrabbiati i familiari degli scomparsi in Messico. La famiglia Russo ha attaccato una giornalista de I fatti Vostri sostenendo che volevano fargli dire solo quello che volevano loro, senza entrare nel merito delle accuse allo stato. A denunciare l’accaduto sono Gino Bergamè e Francesco Russo, figlio di Raffaele e fratello di Antonio, i due “magliari” scomparsi insieme al cubino Vincenzo Cimmino, ha pubblicato nella tarda mattinata di martedì un duro video sui social network.

“Se non dico quello che sta scritto sul copione se ne vanno. Non mi chiedono se lo stato italiano mi sta tutelando, se il Governo sta facendo qualcosa. Ora se ne vanno come dei vigliacchi”. Parole dure quelle del familiare dei tre napoletani.Una duro attacco allo Stato italiano e alla trasmissione condotta da Giancarlo Magalli che si si sarebbe rifiutata di mandare in onda l’intervista a Francesco Russo perché non condivideva le parole riservate al Governo, ritenuto poco attivo in questa tristissima vicenda. Intanto proseguono le indagini.

 La procura generale dello stato messicano di Jalisco aveva nel fine settimana emesso un ordine di carcerazione preventiva per quattro agenti di polizia della città di Tecatitlan accusati della scomparsa di Antonio Russo, 25 anni, Raffaele Russo, 60 anni e Vincenzo Cimmino, 29 anni. Gli italiani sarebbero stati consegnati a una organizzazione criminale della città e quindi trasferiti verso il sud del paese. Gli ultimi contatti tra gli scomparsi e i loro connazionali risalgono alla fine di gennaio e la procura ha fatto sapere che i tre, arrestati per motivi non del tutto chiariti, non sono mai passati per le carceri. I poliziotti identificati con i nomi Emilio “N”, Salvador “N”, Fernando “N” e Lilia “N”, rischiano dai 40 ai 60 anni di carcere. Secondo alcune testate locali, i tre scomparsi sarebbero stati oggetto di una rappresaglia per una truffa che avrebbero compiuto con la vendita di alcune apparecchiature mediche contraffatte, o per non aver pagato l’affitto della casa in cui si trovavano.

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