Quello contro Gennaro Casaburi non fu un tentato omicidio. Questo almeno quanto ha stabilito il gip Enrico Campoli nei confronti di Vincenzo Maione e Orlando Di Maio, i due giovani raggiunti da decreto di fermo qualche giorno fa (leggi l’articolo di Internapoli). Decisive le argomentazioni del difensore di Maione, l’avvocato Michele Caiafa, che ha contestato tutte le accuse. Il legale ha così ottenuto la derubricazione dell’originaria ipotesi di reato in lesioni gravi. Un risultato fondamentale per la difesa e dall’indubbio riconoscimento nonostante i novi colpi esplosi contro la vittima. La difesa di Maione ha puntato sulla mancanza di volontà omicidiaria e su alcune discrepanze nel racconto dello stesso Casaburi, conosciuto negli ambienti criminali di Secondigliano con il soprannome di ‘o tramont. La notizia anticipata da Gennaro Scala per Cronache di Napoli.

La ricostruzione del ferimento di Casaburi

Secondo la ricostruzione, contenuta nel decreto di fermo, Casaburi sarebbe stato sparato dopo una lite avvenuta con Maione, Di Maio e altri due soggetti solamente indagati. Alterco che sarebbe avvenuto al rione Berlingieri. Lite riconducibile ad un episodio avvenuto qualche giorno prima. In quell’occasione Maione e Di Maio, fermati da una volante della polizia, avrebbero avuto un atteggiamento irrisorio nei confronti degli agenti. Casaburi, stando alla ricostruzione, sarebbe intervenuto a far da mediatore e nei giorni successivi si sarebbe incontrato con quegli stessi giovani che sarebbero entrati nella sua auto per andarsi a prendere un caffè e chiarire la situazione. Casaburi avrebbe redarguito i ragazzi e da lì ne sarebbe nata una lite e i successivi spari. Nonostante la gran quantità di piombo esploso decisiva si è rivelata l’argomentazione della difesa che è riuscita a dimostrare la mancanza di volontà omicidiaria evidenziando anche alcune incongruenze nel racconto di Casaburi. Tanto da convincere il gip a riqualificare l’iniziale ipotesi di reato.

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