La conferma delle condanne in primo grado per tutti. Questa la richiesta avanzata per i ras e i gregari del clan Mele in appello in merito al tentato omicidio di Giovanni Bellofiore, ras dei Pesce-Marfella facente parte della parte avversa. Chiesta la conferma a nove anni e quattro mesi per Vincenzo Mele (difeso dall’avvocato Paolo Gallina la cui discussione è prevista per il prossimo 24 maggio), undici anni la richiesta per Alessio Elefante, otto per i collaboratori di giustizia Salvatore Romano e Pasquale Esposito junior. Spetterà adesso alla difesa ridimensionare le richieste argomentando a favore dei propri assistiti.

Era luglio del 2019 quando Vincenzo Mele fu raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere per ritenuto essere il mandante del tentato omicidio di Giovanni Bellofiore ritenuto elemento apicale del clan avverso, i Pesce-Marfella. Ad accusarlo i collaboratori di giustizia Salvatore RomanoPasquale Esposito junior e Antonio Vanacore: i primi due, che si erano dichiarati colpevoli di essere gli esecutori materiali di quel reato, avevano dichiarato che a volere quel delitto era stato Luigi Mele che avrebbe ricevuto tale incarico da Giuseppe Mele, detenuto, e assieme all’altro fratello Vincenzo, avrebbero portato a termine il piano ideando l’agguato e scegliendo Romano e Esposito come esecutori materiali.

Lo scontro tra i Mele e i Pesce-Marfella

Le indagini per la Procura consentirono di accertare che Vincenzo Mele, quale reggente del clan, decretava l’omicidio di Bellofiore poiché appartenente al gruppo contrapposto in modo da conclamare la supremazia dei Mele sul sodalizio camorristico dei Pesce-Marfella, attraverso l’ennesima dimostrazione di forza militare e di ferocia. L’agguato maturò nel pomeriggio del 19 giugno 2016 nei pressi dell’abitazione di Bellofiore in via Brancaccio, traversa di via comunale Napoli. Romano esplose sei colpi d’arma da fuoco, quattro dei quali raggiunsero Bellofiore. Trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, venne operato d’urgenza e le sue condizioni non furono ritenute gravi dai medici. Nelle settimane successive all’agguato fallito, i Pesce-Marfella provarono a colpire più volte Romano: addirittura in un’occasione venne disinnescata una bomba in via Grottole 5, all’interno del parco dove abitava Romano e la sua famiglia. Successivamente l’abitazione di ‘muoll muoll’ fu obiettivo di alcune stese.

L’agguato dei Mele contro Antonio Liberti

Per Mele proprio qualche giorno fa la Procura ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado per il tentato omicidio di Antonio Liberti avvenuto a Pianura il 9 gennaio del 2017 (leggi qui l’articolo). Anche in quel caso a raccontare tutto ai magistrati gli ex colonnelli dei Mele e cioè Antonio Vanacore e Pasquale Esposito junior, protagonisti insieme a Salvatore Romano ‘muoll muoll’, di un clamoroso voltafaccia ai danni della propria cosca.

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