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Gennaro Carra ricostruisce l'agguato contro Minichini

Il 15 gennaio 2013 venne condotto un agguato nel Rione Traiano contro Francesco Minichini appartenente al clan Tommaselli-Pesce-Marfella. L’ex boss del clan Cutolo e pentito Gennaro Carra ricostruisce la vicenda scagionando Bruno Annunziata inizialmente accusato del raid. Vicenda emersa stamattina in seguito all’esecuzione, da parte dei carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali.

Provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. Arrestate di 11 persone di cui 9 tradotte in carcere e 2 agli arresti domiciliari. Sottoposta all’obbligo di presentazione alla P.G. di un’altra persona.

AGGUATO PER IL CONTROLLO DEL RIONE TRAIANO

Il provvedimento cautelare, inoltre, prende in esame gli elementi di prova raccolti a fondamento della responsabilità degli indagati. Trovati riscontri nel tentato agguato contro Francesco Minichini, in quanto appartenente all’avverso gruppo criminale facente capo a Giuseppe Marfella. Vicenda da inquadrarsi nell’ambito della contrapposizione armata tra le due organizzazioni camorristiche per il controllo delle attività illecite nel Rione Traiano.

PARLA IL PENTITO CARRA

L’agguato è stato ricostruito da Gennaro Carra che ha sostenuto di averlo condotto insieme a Fabio Annunziata: “Ci fu un litigio tra il cognato di Pasquale Pesce e Vincenzo Gravina, in conseguenza del quale Massimo ‘a scignitella e ‘o nick vennero a sparare, a bordo di una macchina Honda Jazz di colore nero contri di noi che stavano sotto al porticato della zona della 44. Non fu colpito nessuno. A quel punto salì su un motorino guidato da Fabio Annunziata e mi misi alla ricerca di quell’auto. Incrociammo Minichini, all’epoca appartenete al clan Tommaselli-Pesce-Marfella e gli sparai. La pistola di inceppò, ma poi riuscì a colpirlo 2 volte. Non volevo ucciderlo altrimenti gli avrei sparato in testa. Minichini si abbassò all’interna della sua macchina per evitare i colpi”. Le dichiarazioni di Carra sono contenute nell’ordinanza spiccata contro il clan Cutolo.

LE ACCUSE AI CLAN DEL RIONE TRAIANO

Tutte ritenute gravemente indiziate dei delitti di associazione di tipo mafioso, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, di detenzione e vendita di sostanze stupefacenti, di tentato omicidio e di porto abusivo di armi. Delitti tutti commessi al fine di agevolare il gruppo camorristico facente capo alla famiglia Cutolo, radicato ed operante nel Rione Traiano, nell’area occidentale della città di Napoli.

Il provvedimento cautelare emesso all’esito di una complessa attività di indagine, eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e della Compagnia di Napoli – Bagnoli e coordinata dalla D.D.A. della Procura della Repubblica di Napoli, che si inquadra in una più ampia strategia di contrasto ai gruppi camorristici operanti nell’area Flegrea. Questi erano sotto l’influenza dello storico cartello della criminalità organizzata denominato Alleanza di Secondigliano.

CHI ERANO I CAPI DEL CLAN CUTOLO

Gli elementi probatori a sostegno dell’emissione dell’ordinanza cautelare permettevano  di ricostruire l’esistenza e l’operatività del gruppo camorristico capeggiato da 3 esponenti.  Gennaro Carra, Vincenzo Cutolo, figlio di Salvatore e di Giuseppina Ostinato, Francesco Pietroluongo nell’area territoriale del Rione Traiano. Accertate le dinamiche e le finalità associative traffico di stupefacenti ed estorsioni. Verificate anche le modalità di gestione della cassa comune, funzionale anche al mantenimento degli affiliati detenuti e dei loro familiari.

In particolare ricostruito un consolidato sistema di approvvigionamento e smistamento di droga attraverso la gestione delle piazze di spaccio nel Rione Traiano. Permetteva di commercializzare al dettaglio ingenti quantitativi di cocaina, marijuana hashish.

GLI ALTRI ARRESTI 

Tra gli indagati tratti in arresto ci sono Giuseppe Mazzacaro, elemento di vertice del gruppo camorristico facente capo alla famiglia Sorianiello. L’uomo ritenuto il fornitore di droga nel Rione Traiano. Giuseppina Ostinato, coniuge di Salvatore Cutolo, capo storico ed indiscusso del gruppo Cutolo, e Antonio Calone, detto “Tonino di Posillipo”.  Dunque affiliatosi con ruolo apicale al gruppo riferibile alla famiglia Cutolo pur conservando il controllo criminale del quartiere di Posillipo.

Droga, agguati e un tentato omicidio: i tentacoli dei Cutolo sul Rione Traiano

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