Camorra di Ponticelli, la possibile retromarcia del pentito Tommaso Schisa ‘o muccusiell

Il neo pentito Tommaso Schisa

Il terremoto giudiziario abbattutosi la scorsa settimana su Ponticelli potrebbe generare altre, inaspettate conseguenze. La ‘scossa tellurica’ l’ha data la decisione di Tommaso Schisa ‘o muccusiell di collaborare con la giustizia. Lui, figlio di Luisa De Stefano e Roberto Schisa, aveva gettato nel panico la sua formazione criminale (già indebolita dagli ergastoli per il duplice omicidio Cepparulo-Colonna) con la sua scelta di proseguire sulla strada della legalità. La sua decisione (anticipata da InterNapoli qualche giorno prima) apriva nuovi scenari per conoscere segreti e retroscena della malavita di Napoli est.

Molto vicino al ras Michele Minichini ‘a tigre (a capo del braccio militare dei Rinaldi) Schisa junior è accusato di essere l’ideatore di una rapina messa a segno in un’agenzia di Marigliano, oltre che di essere l’esecutore materiale di una rapina avvenuta in una sala slot di Marigliano e di altre due rapine avvenute in una tabaccheria e in un bar di Marigliano. Erano i tempi in cui il suo gruppo cercava di allargare il proprio raggio di azione nell’hinterland napoletano. Ben prima ‘o muccusiell (questo il suo soprannome) ancora minorenne fu condannato a 16 anni di reclusione per aver ucciso Umbero Improta, un 27enne che con la criminalità non aveva nulla a che fare, dopo una lite insorta per futili motivi all’esterno di un bar di San Giorgio a Cremano, lite che vide coinvolti diversi giovani legati all’ormai ex clan Sarno.

Nelle ultime ore però il quadro sembra nuovamente cambiato: secondo voci filtrate, ancora da confermare, nel quartiere d’origine del giovane pare che Schisa abbia deciso di ritrattare. Al momento si tratta di voci che però potrebbero trovare riscontro in un episodio alquanto significativo: la moglie e la sorella di Schisa non avrebbero condiviso la sua scelta e anzi, pare che qualche giorno fa, in occasione del colloquio il giovane abbia deciso di non incontrare i familiari restando in carcere.

La sua permanenza in carcere (di solito breve per chi decide di collaborare con la giustizia prima del trasferimento in località protetta) potrebbe essere la ‘prova’ del dietrofront del giovane ras.