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venerdì, Dicembre 3, 2021
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Clan Mallardo, latitanza di Michele Di Nardo: 7 assolti dall’accusa di favoreggiamento


Tutti assolti tranne un imputato, condannato a due anni di carcere con pena sospesa. E’ una vittoria della difesa il processo a carico di 8 persone, tutte accusate di aver favorito la latitanza di Michele Di Nardo. Il luogotenente del clan Mallardo era finito in manette il 25 agosto del 2013, grazie ad un blitz dei carabinieri che lo scovarono nel Cilento, dove si era recato come un normale turista per trascorrere un periodo di vacanza con la sua compagna.

La sentenza di assoluzione

Il Pm della DDA di Napoli, dott.ssa Maria Cristina Ribera, aveva chiesto in totale  29 anni di carcere per gli 8 imputati. Stamattina, davanti all’XI Collegio C del Tribunale di Napoli  – presidente Dott.ssa Rossella Tammaro –  è stata emanata la sentenza che ha visto assolti Angelino Emma, Coletta Felice, D’Alterio Antonietta, Riccio Annabella, Di Tella Salvatore, Santonicola Giovanni (per i quali era stano chiesto 3 anni e 6 mesi ciascuno) e Luisa Borzacchelli (per la quale erano stati chiesti 4 anni e 6 mesi). Annabella Riccio è stata assolta poichè, come riportato da una sentenza della Cassazione, essendo convivente di Michele Di Nardo, la sua condotta non si è configurata in favoreggiamento. Tutti gli altri sono stati assolti perchè il fatto non sussiste.

A vario titolo erano accusati di aver dato sostegno e aiuti durante la latitanza, di aver fornito schede telefoniche intestate a sconosciuti per non favorirne l’invididuazione, di avergli fornito mezzi di trasporto necessari per spostarsi. Accuse che però sono cadute.

Nell’inchiesta erano coinvolti anche Taglialatela Donato (deceduto) e Antonio Morelli (assolto in abbreviato).

Unico condannato, a due anni di reclusione, pena sospesa, Argiulo Antonio (difeso dall’avvocato Nunzio Mallardo) accusato di aver fittato per tutto il mese di agosto la casa dove fu arrestato di Nardo.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gianpaolo Schettino, Michele Giametta, Claudio Granata e Luigi Poziello. 

La cattura di Michele Di Nardo

A tradirlo fu una foto su Facebook, che lo ritraevano proprio in compagnia della donna. I carabinieri lo rintracciarono dopo accurate indagini, con intercettazioni telefoniche e ambientali, ma proprio grazie al social network, gli inquirenti riuscirono a ricostruire gli ambienti e i luoghi che frequentava, ammanettandolo mentre era seduto in un bar della di Palinuro, nota località balneare, dove aveva affittato una casa, sotto falso nome. Di Nardo, inserito nella lista dei latitanti pericolosi, era ricercato dalle forze dell’ordine per due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nell’aprile 2012 e per associazione di tipo mafioso ed estorsione. Il suo nome compariva nell’operazione eseguita dai Ros nel giugno del 2012 che portò all’arresto di 50 persone tra i clan Mallardo, Casalesi e i Licciardi.

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Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiamo Il Roma
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