Emanuele Sibillo
Emanuele Sibillo

Smantellato materialmente l’altarino ad Emanuele Sibillo, il culto del baby boss di Forcella ucciso in un agguato si trasferisce sui social. In particolare su Instagram e Facebook sono comparse decine di pagine dedicate ad ES17. A segnalare il caso è il consigliere regionale Emilio Borrelli: “Consigliere Borrelli, spuntano come funghi sui social profili interamente dedicati alla memoria di Emanuele Sibillo, il baby boss di Forcella. Arrivare a dire che lui era una brava persona è pura follia”.

Il culto di Emanuele Sibillo

Rimossa e consegnata alla famiglia l’urna funeraria con le ceneri del baby boss Emanuele Sibillo. Era sistemata all’interno di un altare dedicato alla Madonna atto realizzare al civico 26 di via Santissimi Filippo e Giacomo, nel cuore di Napoli, dove
risiedono i Sibillo. Contestualmente il blitz coordinato dalla Dda ha portato all’arresto di 21 presunti appartenenti al gruppo camorristico dei Decumani. Rimossi dall’altare i simboli dedicati al baby boss. Venne ucciso nel 2015 all’età di 19 anni, in un agguato scattato a ridosso di Castel Capuano, in un vicolo soprannominato “vicolo della morte”,  roccaforte della famiglia Buonerba rivale dei Sibillo.

Il caso

La figura di Emanuele Sibillo, conosciuto anche con la sigla “ES17”, era diventata negli anni una sorta di “culto”. Appena 19enne era a capo del clan del centro storico di Napoli insieme al fratello Pasquale. Lo smantellamento della una struttura alta più di 2 metri realizzata all’ingresso del palazzo dove vive gran parte della famiglia in vico Santi Filippo e Giacomo.

L’altarino custodiva le ceneri di Sibillo. Ed erano esposti un’immagine della Madonna e un busto raffigurante il volto di ES17. L’azione dei Carabinieri, supportati dai Vigili del Fuoco, ha avuto l’ostacolo dall’intervento di alcuni familiari del giovane che hanno cercato di impedire la rimozione dell’altarino, sostenendo che l’area, appena all’interno del cortile del palazzo, fosse proprietà privata. L’urna con le ceneri è stata riconsegnata alla famiglia. La rimozione nel Napoletano di murales e ‘altarini’, che omaggiano personaggi di camorra o giovani rapinatori, è stata decisa da un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 4 marzo scorso e ha già visto una decina di rimozioni tra Quartieri Spagnoli, Scampia e altri luoghi della città.

 

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