Un quadro di forte tensione criminale e scontri interni emerge dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori e che hanno portato all’esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare orbitanti intorno al clan Licciardi.
Dalle intercettazioni emerge inoltre il ruolo operativo di Salvatore Montanino, che si occupava dello spaccio di sostanza stupefacente per conto di Luigi Carella, detto Gigino ‘a gallina. Ogni lunedì, secondo quanto riferito, consegnava al referente del clan tra i 1.700 e i 1.800 euro: “Tutte le settimane, tutti i lunedì, io gli do mille e sette, mille e otto”.
Il rapporto tra i due appare però segnato da forti frizioni economiche, acuitesi a ridosso delle festività natalizie. Montanino si lamenta della pretesa di Carella di “chiudere i conti” prima di Natale, chiedendo il versamento immediato di altri 3 mila euro, nonostante i pagamenti già effettuati: “Tre giorni prima di Natale vuole essere chiuso… io ti ho dato mille e sette, e ora pretendi altri tremila euro”.
Dal prosieguo del dialogo emerge in modo inequivocabile che Montanino operava alle dirette dipendenze di Carella, il quale, nonostante una precedente richiesta di non essere ulteriormente “caricato”, ovvero rifornito di droga, non avrebbe accettato rinvii nei pagamenti. Alla data del 7 novembre 2022, Montanino risultava ancora debitore di circa 2.900–3.000 euro.
Di fronte alla rigidità del referente del clan, Montanino chiede l’intervento di Paolo Abbatiello, figura apicale dei Licciardi, per ottenere una proroga nei pagamenti: “Gliela puoi fare tu questa imbasciata allo zio? Digli che restano tremila euro, se ne parla dopo Natale”.


