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“Evasione Scolastica”, bimbo strappato alla famiglia a Torre del Greco

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Ha quasi 12 anni e da oltre due settimane vive lontano da casa, dalla sua famiglia e dalla quotidianità che conosceva. Il bambino, residente a Torre del Greco, è stato collocato l’8 gennaio in una casa famiglia di Caivano su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Napoli, a seguito di una segnalazione per evasione scolastica. Una decisione che la famiglia contesta duramente e che ora è al centro di un ricorso presentato dall’avvocato Rosanna D’Avino, legale dei genitori. Tra gli atti depositati in tribunale c’è anche la registrazione di una telefonata tra il minore e i familiari, avvenuta domenica scorsa, nella quale il bambino appare in forte stato di agitazione emotiva, piange, si lamenta e chiede di poter tornare a casa. Inoltre, rifiuta il cibo.

Secondo quanto ricostruito, il provvedimento sarebbe stato eseguito in modo immediato e senza alcun percorso di preparazione psicologica: il bambino, al termine delle lezioni, è stato accompagnato prima ai Servizi sociali del Comune e poi trasferito nella comunità di Caivano. Un intervento che i genitori definiscono improvviso e inatteso. Alla base della decisione del tribunale vi sarebbe una segnalazione della scuola, risalente al 2024, relativa alle numerose assenze del minore. Da qui la nomina di una curatrice speciale e l’avvio del procedimento minorile che ha portato all’allontanamento.

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La difesa sostiene però che la famiglia non sarebbe mai stata messa in condizione di partecipare realmente al giudizio. “I genitori – spiega l’avvocato D’Avino – non avrebbero ricevuto notifiche delle udienze né copia dei provvedimenti, rimanendo esclusi dal procedimento e privati del diritto di difesa”. Nel fascicolo, sempre secondo il legale, risulterebbero una sola visita domiciliare dei Servizi sociali e un unico colloquio con la madre, durante il quale la donna avrebbe raccontato di un periodo di forte difficoltà personale che aveva inciso sulla regolarità scolastica del figlio. Alcune assenze sarebbero state legate anche a problemi di salute e a un incidente che aveva costretto il bambino all’ingessatura.

Il nucleo familiare, sottolinea la difesa, vive in una casa regolare e dispone di una rete affettiva stabile: il padre è marittimo, la madre è presente, e in casa vivono anche due fratelli maggiori. Il bambino frequentava la scuola ed era inserito nel contesto sociale del quartiere. Altro punto critico riguarda i percorsi di sostegno alla genitorialità disposti dal tribunale: previsti sulla carta, ma – secondo la famiglia – mai concretamente avviati. La prossima udienza è fissata per novembre, una tempistica che la difesa giudica incompatibile con la condizione emotiva del minore.

Per questo motivo è stata chiesta la revoca immediata del collocamento in comunità e l’annullamento degli atti adottati. Una vicenda che solleva interrogativi sulle modalità di intervento nei casi di disagio scolastico e sul delicato equilibrio tra tutela del minore e diritto alla vita familiare.

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